#Soldado : l’intervista a #Sollima (#Mzp per #FabriqueduCinema)

di Marta Zoe Poretti

Soldado – Il Film di Stefano Sollima arriva in Italia il #18Ottobre.

In USA #Soldado ha esordito al terzo posto in box office, con 19 milioni d’incasso solo la prima settimana.
Ieri abbiamo incontrato #Sollima (il regista di #Acab#Suburra e#GomorraLaSerie). Questo è il racconto di un’esperienza hollywoodiana, due antieroi e una frontiera, per un film che non conosce demarcazione tra Bene e Male.

www.fabriqueducinema.com/cinema/interviste/soldado-stefano-sollima-e-il-cinema-tra-italia-e-stati-uniti/

 

#PapaFrancesco #UomodiParola: la recensione del film di #WimWenders (in sala dal 4 al 7 #Ottobre con #Universal Pictures)

di Marta Zoe Poretti

La recensione in anteprima per FABRIQUE DU CINEMA:  

http://www.fabriqueducinema.com/cinema/recensioni/papa-francesco-uomo-di-parola-il-messaggio-di-speranza-di-wim-wenders/

***La filmografia di Ernst Wilhelm Wenders (nato il 14 Agosto del 1945 a Dusseldorf, diplomato all’Academy of Film and Television di Monaco) è stata sempre equamente divisa tra fiction e documentario. Dopo il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia per Lo stato delle cose (1982) il nome di Wenders resta indissolubilmente legato a Paris, Texas (1984) e Il cielo sopra Berlino (1987). Ma è nel 1999, con il documentario Buena Vista Social Club, che sembra ottenere davvero il successo internazionale. Di lì a breve il Cinema del Reale reclama la sua grande stagione di rinascita, chiede di riscrivere i confini, non solo come scelta d’elezione per la cinematografia indipendente: vuole incontrare la sala, il grande pubblico.

Questo limite invalicabile, quello tra finzione e reale, nel linguaggio di Wenders non c’è mai stato. Non c’è mai stata soluzione di continuità tra parola e silenzio, scrittura per immagini, road movie e spirito del Roc’k’Roll: anime che s’incontrano in un dialogo ininterrotto, che è l’essenza del suo cinema.

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#Venezia 75: RIFLESSIONI A MARGINE (dal caso #TheNightingale a #Netflix)

di Marta Zoe Poretti

www.lindiependente.it

www.thelovingmemory.org

Con la notte di sabato 8 Settembre, dopo 11 intense giornate, si chiude l’edizione numero 75 della Mostra del Cinema di Venezia.

La premiazione non riserva grandissime sorprese: ha vinto il favorito, Roma di Alfonso Cuaròn, ma anche La favorita (The Favourite): l’ultimo lavoro di Yorgos Lanthimos. Il primo film in costume del cineasta greco, considerato a pieno titolo tra gli autori più innovativi del panorama contemporaneo, vince il Gran Premio della Giuria – mentre la Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile va a Olivia Colman, che del film è letteralmente il cuore.

Se la sua Regina Anna è sempre perfettamente al limite tra verità e assurdo, un altro personaggio storico, realmente esistito, era destinato a conquistare la giuria: Willem Defoe vince infatti la Coppa Volpi come Miglior Attore per il suo Vincent Van Gogh, protagonista di At Eternity’s Gate di Julian Schnabel (pittore e regista newyokese, autore di Basquiat, Prima che sia notte e Lou Reed’s Berlin).

Il Direttore Alberto Barbera, presentando la selezione ufficiale della 75. Mostra del Cinema di Venezia, aveva già sottolineato la presenza significativa di numerosi film di genere. Sono proprio 2 western a conquistare in modo trasversale stampa, pubblico e giuria: The Sisters Brothers di Jaques Audiard è Leone d’argento per la Miglior Regia, mentre i Fratelli Cohen vincono come Migliore Sceneggiatura per The Ballad Of Buster Scruggs (film a episodi di produzione Netflix, che supera perfino le più alte aspettative e segna una nuova pietra miliare nella loro filmografia).

Tutti vincitori annunciati? Anche per questa edizione, la polemica è grande protagonista: poco elegante, ma comunque vestita a festa, selvaggia e scatenata prima ancora che la Mostra inizi.

Nel menù di quest’anno esistono per altro diverse questioni: dalle più autentiche, profonde riflessioni sul cinema del nostro tempo, fino alla bagarre senza senso.

Ma procediamo con ordine. Poco dopo l’annuncio dei film selezionati (centinaia di titoli in anteprima internazionale, suddivisi nelle sezioni: Concorso, Fuori Concorso, Orizzonti, Sconfini, senza contare le sezioni parallele, Settimana della Critica e Giornate degli autori) inizia la prima grande polemica. Il Direttore Barbera avrebbe dato poco spazio alle alle autrici donne. In particolare, tra i film in Concorso c’era una sola regista: Jennifer Kent con The Nightingale.

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#Venezia75 : La trailer-gallery dei vincitori

di Marta Zoe Poretti

La 75. Mostra del Cinema di Venezia è finita: guardate con noi la trailer-gallery dei vincitori

P.S. Per il momento aggiungeremo solo: grazie al Direttore Alberto Barbera, che con la sua selezione e la linea generale della Mostra suggerisce a tutti una grande lezione di cinema contemporaneo (dal Festival di Cannes, fino alla stampa accreditata per l’edizione 2018).

*LEONE D’ORO – MIGLIOR FILM

ROMA di Alfonso Cuaron

*LEONE D’ARGENTO – MIGLIOR REGIA

THE SISTERS BROTHERS di Jaques Audiard

*MIGLIOR SCENEGGIATURA

THE BALLAD OF BUSTER SCRUGGS – Joel & Ethan Cohen

*GRAN PREMIO DELLA GIURIA

THE FAVORITE (LA FAVORITA) di Jorgos Lanthimos

*COPPA VOLPI – MIGLIORE ATTRICE

OLIVIA COLMAN per La Favorita di Jorgos Lanthimos

*COPPA VOLPI – MIGLIOR ATTORE

WILLEM DEFOE per At Eternity’s Gate di Julian Schnabel

*PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA

THE NIGHTINGALE di Jennifer Kent

*PREMIO MARCELLO MASTROIANNI – Miglior attore emergente

Baykali Ganambarr per The Nightingale di Jennifer Kent

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La Profezia dell’Armadillo: la recensione in anteprima. #Venezia75

di Marta Zoe Poretti

*la recensione è pubblicata anche su L’indiependente

“Spero che il film sia bello come tutti quelli che sono affezionati a quella storia. E so che chi c’ha lavorato è bravo e regolare. Però ecco, non me rompete er cazzo.” – Zerocalcare

Già nel mese di Luglio, con 3 tavole e questa battuta Michele Rech (alias Zerocalcare) tagliava corto e squarciava la coltre di mistero, rumors e pettegolezzi intorno all’adattamento della sua prima graphic-novel: La profezia dell’Armadillo.

In concorso nella sezione Orizzonti della 75. Mostra del Cinema di Venezia, la versione cinematografica dell’Armadillo arriva dopo una serie complessa di difficoltà produttive. Una su tutte: l’abbandono di Valerio Mastandrea, scelto inizialmente come regista, oltre che autore della sceneggiatura (firmata con Zerocalcare, Oscar Glioti e l’ineffabile critico in maschera, inventore delle Recinzioni, noto col nome di Johnny Palomba).

Adattare per il grande schermo quello che non è banalmente un fumetto, ma “il manifesto della generazione di tagliati fuori”, era di per sé materia incandescente. Per compiere l’impresa, Fandango sceglie un regista al suo primo lungometraggio: Emanuele Scaringi. Non che la stampa o i fan di Zero fossero in trepidante attesa: stavano proprio al varco, molti col coltello tra i denti.

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#Suspiria : la recensione del film di Luca Guadagnino, in anteprima a #Venezia75

di Marta Zoe Poretti

*recensione pubblicata anche su L’indiependente

Sullo sfondo di un cielo in tempesta, Luca Guadagnino, Thom Yorke, Tilda Swinton e Dakota Johnson sbarcano il primo Settembre alla 75. Mostra del Cinema di Venezia. Il film in anteprima è forse il più atteso dell’intera edizione del Festival: Suspiria, remake del classico di Dario Argento.

Solo alle proiezioni del mattino, erano migliaia i giornalisti e i rappresentanti delle industrie cinematografiche internazionali, in coda per assistere a quello che, per molti versi, è un evento storico. Negli annali della Mostra, non si ricorda un film di genere Horror che abbia mai suscitato tanto clamore.

Fin dai titoli di testa, la nuova Suspiria si presenta come un racconto in 6 atti e un prologo. La grafica rimanda esplicitamente alle avanguardie tedesche della fine degli anni ’70. Scopriremo così che il film, per quanto riprenda fedelmente la struttura tracciata da Dario Argento e Daria Nicolodi, non è ambientato a Friburgo, ma nella Berlino divisa del 1977.

Non si tratta di un dettaglio marginale: l’ambientazione berlinese rappresenta un’autentica linea narrativa, del tutto originale, che cambia subito la nostra prospettiva.

Dopo pochi minuti, la definizione “remake” si rivela già povera e riduttiva.

Quella di Luca Guadagnino è una rilettura complessa, che guarda alla sceneggiatura del ’77 con evidenti amore e devozione. Eppure, di quello script sembra prendere il cuore, per farlo esplodere in un racconto corale, con implicazioni e sfumature innumerevoli. La componente esoterica è solo uno tra i molti volti della paura. Quella che terrorizza, nella nuova Suspiria di Guadagnino, è la parte ferale della natura umana: istinto, desiderio, volontà di sopravvivenza.

Non sono banalmente il bene e il male le forze che si scontrano nella nuova Suspiria. Se la scuola di danza di Dario Argento era una cattedrale immersa nel nulla, estranea alla realtà e alla vita, il nuovo edificio della Compagnia di danza Markos è permeato dal mondo e dalla Storia. Dalla nascita del femminismo agli attentati della Banda Baaden-Meinhof, l’eco della Seconda Guerra Mondiale resta sempre presente, come una ferita aperta, mai cauterizzata. Il personaggio dello psichiatra Litz Ebersdorf (a voi il piacere di scoprire l’interprete) è il simbolo vivente di quella memoria e i suoi demoni. Così come la celebre coreografa Madame Le Blanc (Tilda Swinton) rappresenta le tensioni violente dell’Arte contemporanea (la cui missione è “rompere il naso alla bellezza”).

L’avventura di Suspiria era e resta semplice: una giovane danzatrice, fuggita dalla provincia dell’Ohio, entra nella compagnia diretta da Madame De Blanc, determinata a realizzare i suoi sogni. Con il suo incredibile talento, conquista subito un ruolo di primo piano. Ma nella compagnia, nel dormitorio e nell’animo delle vecchie maestre di ballo, si agitano forze e segreti indicibili.

Seguendo le stesse dichiarazioni di Guadagnino, al centro di Suspiria c’è la maternità: desacralizzata, spogliata dell’aura cristiana, mostrata nei suoi recessi più feroci.

Negli incubi della protagonista Susie Bannion (Dakota Johnson), vedremo una citazione esplicita di Francesca Woodman: fotografa che oggi conosciamo come una tra le artiste più influenti del suo tempo, morta suicida nel 1980, a soli 23 anni.

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Tra le righe, non è difficile leggere la sconfitta di un’intera generazione, il caos del presente, che non sa scrivere nuovi paradigmi.

Accompagnate dalla colonna sonora di Thom Yorke (che ha dichiaro di aver composto le musiche come una sequenza di incantesimi) le coreografie, le visioni e il dolore si moltiplicano un capitolo dopo l’altro, per un magnifico film tentacolare, che avvolge lo spettatore fino a togliergli il respiro.

A questo punto, possiamo dire che Suspiria si nega ad ogni  facile giudizio critico.

Certo: non parliamo di un film perfetto, né di un film destinato a convincere tutti. Molti fan irriducibili di Dario Argento troveranno il remake inaccettabile.

La conclusione è il suo grande punto debole: non perché infedele al maestro, ma perché Guadagnino sembra rilanciare la posta, fino a un pay-off impossibile.

Comunque, resta salda una premessa. Dopo il successo internazionale di Chiamami col tuo nome (premio Oscar per la sceneggiatura di James Ivory), con un progetto così controverso, Luca Guadagnino dimostra un coraggio da leoni.

Suspiria divide prima ancora di arrivare in sala: destinato a scontentare chiunque non ami i remake, per non parlare della violenza e dell’etichetta Horror, che esclude automaticamente un’ampia gamma di spettatori.

Tanti avrebbero giocato altre carte, realizzando un inattaccabile film d’autore, abbastanza furbo da consolidare la simpatia di Hollywood.

Fosse solo per questo, non possiamo che consigliarvi di vedere Suspiria.

Un film che, al netto di qualunque considerazione, garantisce il piacere sfrenato di cadere in un incantesimo, orchestrato dai maestri Thom Yorke e Luca Guadagnino.

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