#31Ottobre: STRANGER THINGS 2 secondo Valerio Alberti

VALERIO ALBERTI* è il primo GUEST EDITOR di THE LOVING MEMORY

Questa la sua recensione di STRANGER THINGS 2

Con la prima stagione di Stranger Things i Duffer Brothers erano già riusciti in un piccolo miracolo: mi avevano fatto provare nostalgia per gli anni ‘80. Essendo figlio della disillusione che ha caratterizzato i ‘90 ho sempre vissuto il glitter, le giacche con le spalline, i sintetizzatori e la spensierata voglia di divertirsi tipici del decennio precedente con imbarazzato fastidio. I Duffer però avevano fatto rivivere in me l’emozione della mattina dopo aver visto I Goonies: quando a ricreazione nel cortile della scuola se ne rivivevano le avventure, ed un castello di legno con gli scivoli di lamiera si trasformava nel galeone di Willy l’Orbo.

Se ci sono riusciti é grazie alla chiara percezione che è quella stessa emozione è la base della stagione d’esordio: Stranger Things non aveva lo spirito di una serie del 2016 ambientata negli anni ‘80, al contrario, quello di un’avventura vissuta negli anni ’80, raccontata nel 2016, senza che quello spirito vada perduto.

La coincidenza del lancio della seconda stagione con un viaggio di mia moglie mi ha offerto l’opportunità di una lunga maratona, nella quale ho deciso di rivedere anche gli episodi dell’anno scorso: è stata una scelta felice perché la narrazione – a 351 giorni di distanza e con alcuni flashback – riprende con naturalezza tutto quanto era già raccontato. Nella nuova stagione, ogni evento significativo dell’anno precedente, dal più marginale al più drammatico, ha conseguenze dirette sulla vita dei personaggi. Quando la serie apre nuovi percorsi narrativi lo fa sempre in modo coerente, sia sul piano degli intrecci narrativi, quanto per lo sviluppo personale di personaggi. Questo comporta una grande differenza rispetto alla prima stagione di Stringer Things: la storia è molto più frammentata, e forse nella gestione di tanti elementi sta l’unico vero difetto che ho riscontrato. A metà stagione si avverte un senso di confusione che, volendo, può anche essere considerato in linea con quanto succede nella storia, ma certo rende più faticoso seguirla. Va comunque sottolineato che in questa confusione nulla si perde e ogni linea narrativa viene chiusa in modo chiaro e soddisfacente.

La messa in scena rimane quella, eccezionale, della prima stagione: l’intera serie è un meraviglioso compendio di tutto quanto c’è di buono nella cultura Nerd e Pop del periodo, con frequentissimi omaggi, suggeriti o diretti, a capisaldi come  Ghostbusters e Gremlins, ma anche al meglio del genere Horror; i riferimenti vanno dal videogioco Silent Hill (a sua volta ispirato al film Jacob’s Ladder, tradotto malamente in italiano come Allucinazione Perversa), a IT di Stephen King, per arrivare a The Exorcist e fino al Pantheon di Howard Phillips Lovecraft.

In Stranger Things 2 personaggi vecchi e nuovi sono tutti ben caratterizzati, hanno uno sviluppo credibile: sebbene si giochi con degli stereotipi la serie non scade mai nella banalità dei cliché. Gli interpreti poi sono sempre più che all’altezza. In particolare sento di fare un plauso a Sean Astin (ovvero il nuovo personaggio di Bob Newby): anche nel nostro decennio l’attore ci regala un’interpretazione memorabile.

(“I Goonies non dicono mai la parola morte!”. Non posso portare l’Anello per Voi, ma posso portare Voi!” …. e a questo punto non faccio SPOILER, ma vi garantisco che anche stavolta CE N’E’)

La colonna sonora, sia per musiche e sonorità originali, sia per i meravigliosi pezzi d’epoca (The Clash, The Police e Cindy Lauper, solo per nominarne alcuni), contribuisce a creare quel meraviglioso effetto nostalgia in tutti noi che abbiamo vissuto quegli anni; mentre i più giovani avranno modo di conoscere autentiche pietre miliari nella storia del Rock (e oltre).

La sigla poi ha avuto su di me lo stesso effetto di quella di Game of Thrones: su 17 episodi consecutivi guardati non ho mai avuto la tentazione di saltarla.

La seconda stagione di Strager Things, ancor più della precedente,  veicola un messaggio che di questi tempi è quantomeno rivoluzionario: ogni atto d’amore, anche quello più insensato, rischioso o che qualcuno consideri contro natura, porta il bene per tutti.

Sarebbe bello che di messaggi come questo se ne sentissero più spesso. Mi sento, in conclusione, di promuovere questa seconda stagione senza riserve, sperando che anche per la prossima, già in lavorazione, riescano a mantenere lo stesso livello di eccellenza.

Stranger Things 2.  IT ONLY GETS STRANGER

* LA BIO DI VALERIO ALBERTI

“Nato a cavallo tra la generazione X e la Y mi trovo perfettamente a mio agio con un libro come con un casco per la realtà virtuale o con un pennello come con una tavoletta grafica. Cinefilo fin da quando mia madre a 3 anni mi portò a vedere La febbre del sabato sera ed ero convinto che gli attori e le scenografie fossero fisicamente dietro lo schermo. Insaziabile divoratore di narrazioni prima o poi mi capiterà di rigurgitare qualcosa, nel frattempo dipingo e scolpisco.”

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