#24Dicembre: un’idea sull’amore di Luis BUNUEL.

A tre mesi dall’apertura del blog thelovingmemory.org, alla vigilia di Natale 2017, vogliamo affidare i nostri auguri a una citazione di LUIS  BUNUEL.

Il brano è tratto dall’autobiografia Dei miei sospiri estremi (Mon dernier soupir, 1982), edita per l’italia da SE.  E in queste righe c’è uno tra i principali punti di riferimento per ogni articolo, ogni parola che troverete nel magazine (cineblog, o comunque vogliamo chiamarlo).

"Ai tempi della giovinezza, l'amore ci sembrava un sentimento potente,
capace di trasformare una vita. (...)
Una delle più famose inchieste surrealiste cominciava con questa
domanda: "Che speranze riponi nell'amore?"
Da parte mia, risposi: "Se amo, ogni speranza. Se non amo, nessuna."
Amare ci sembrava indispensabile per la vita, per qualsiasi azione, 
per qualsiasi pensiero, per qualsiasi ricerca.
Oggi, a quanto dicono, Amore e fede in Dio sono sulla stessa barca.
L'Amore - in certi ambienti perlomeno - tende a sparire. Lo si 
considera spesso come un fenomeno storico, un'illusione culturale. 
Lo si studia, analizza - e se possibile, lo si guarisce.
Protesto. Non siamo stati vittima di un'illusione. Anche se qualcuno
stenta a crederci, abbiamo amato sul serio."

LUIS BUNUEL

*traduzione di Daniella Selvatico Estense, SE 1982

Luis BUNUEL, nato in Spagna il 22 Febbraio del 1900, è il primo e principale esponente del Cinema Surrealista. In fuga dalle persecuzioni della dittatura franchista, trova asilo in Francia con l’amico Salvador Dalì: con lui realizzerà Un Chien Andalou (Un cane andaluso, 1928) e L’age d’Or (L’età dell’oro, 1930), opere sperimentali destinate a restare come fondamenta del cinema surreale, anti-narrativo e anti-borghese.

Se le geniali intuizioni di Salvador Dalì mirano al successo e alla Storia (ragione che determina la sua espulsione ufficiale dall’avanguardia di André Breton) quella di Luis Bunuel è una strada impervia, particolarmente accidentata. Se pure resteranno in ottimi rapporti, prenderà le distanze da Breton e dal Surrealismo, soprattutto dai dettami e i manifesti programmatici, preferendo un percorso completamente individuale.

Le conseguenze non erano semplici.

Sembra incredibile, ma l’autore de La selva dei dannati (1956), Viridiana (1961, Palma d’Oro al Festival di Cannes), L’angelo sterminatore (1962), Bella di giorno (1967, Leone d’oro a Venezia), La via lattea (1969), Tristana (1970), Il fascino discreto della borghesia (1972, Oscar per il miglior film straniero), Il fantasma della libertà (1974) e Quell’oscuro oggetto del desiderio (1977), ha trascorso anni in Messico, lavorando da semplice mestierante per numerose produzioni televisive, realizzando film di cappa e spada, adattamenti di classici letterari come Cime tempestose e Robinson Crusoe, salvo imporre la sua poetica perfino nell’ambito del cinema più commerciale; arrivando a firmare una serie di film indipendenti, quasi impensabili per il Sud America degli anni ’50, realizzati nella più assoluta povertà di mezzi.

Premiato nel 1982 al Festival di Venezia con il Leone D’oro alla carriera, Luis Bunuel morirà a Città del Messico nel 1983. Tra le sue ultime opere, proprio l’autobiografia dal titolo Dei miei sospiri estremi, scritta con l’aiuto del fido sceneggiatore Jean-Claude Carrière (pubblicata postuma).

Nota a margine: è proprio in questo libro che Bunuel 
avrebbe dichiarato il celebre "Grazie a Dio sono ateo." 
Si tratta in realtà di un falso storico: 
il nome del capitolo è "Ateo per grazia di Dio", 
introduzione a un ragionamento ben più profondo, 
meditato nel corso di una vita intera, 
dove per altro il regista afferma un fatto inequivocabile:
il sentimento della Grazia si trova anche nel cuore di atei, 
laici, anticlericali, senzaddio e irriducibili cani sciolti.

 

Marta Zoe Poretti

#MZP ❤ #Bunuel

#thelovingmemory

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