UN SACCHETTO DI BIGLIE di Christian Duguay. La recensione

di Marta Zoe Poretti

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici
(…)
Meditate che questo è stato”

(Primo Levi)

Tra le novità al cinema dal 18 Gennaio anche UN SACCHETTO DI BIGLIE di Christian Duguay, adattamento del classico letterario di Joseph Joffom, pubblicato nel 1973 e divenuto in breve un bestseller internazionale.

Protagonista del libro è lo stesso Joseph: un bambino ebreo, costretto nel 1944 a lasciare Parigi e mettersi in fuga con suo fratello, attraversando a piedi la Francia del Sud – quando la fine della guerra si avvicina e i rastrellamenti si fanno più brutali.

Quello che ha reso celebre il romanzo Un sacchetto di biglie è la capacità di illustrare con grande realismo dettagli e quadro generale: il punto di vista di un bambino, e insieme la nazione occupata dai nazisti, divisa tra collaborazionisti e partigiani, mentre la facile formula “è tutta colpa degli ebrei” si diffonde rapida, pervasiva come la banalità del male.

Esistono film (come IL PIANISTA di Roman Polanski o LA TREGUA di Francesco Rosi) che raccontano l’Olocausto da una prospettiva precisa: restituire la sensazione fisica della fame, dell’angoscia, il freddo e la fatica estenuante di chi ha dovuto escogitare le soluzioni più incredibili per sfuggire alla persecuzione, la deportazione e lo spettro della morte.

UN SACCHETTO DI BIGLIE è uno di questi film, che pur non rinuncia a illustrare l’affetto profondo che lega due ragazzini, capaci di giocare anche nei contesti più improbabili, oppure trovare conforto in una semplice biglia di vetro.

Per questa storia esisteva già un adattamento cinematografico, diretto nel 1975 da Jaques Doillon, mai apprezzato da Joseph Joffrom. Al contrario, l’autore di questa storia vera, magnificamente interpretata dai giovani Dorian Le Clech e Batyste Fleurial, ha espresso pubblicamente la sua gratitudine per il regista Christian Duguay, capace di attraversare con sensibilità assoluta tutti gli episodi che compongono il viaggio.

Duguay dimostra una eccellente direzione dei giovani attori, quasi d’ispirazione neorealista (inevitabile pensare a De Sica e Zavattini, Ladri di biciclette e I bambini ci guardano). Inoltre, rispetto al precedente adattamento, il film torna a restituire un’importanza centrale al rapporto tra Joseph, Maurice e i genitori, interpretati da Elsa Zylberstein e Patrick Bruel (che Una Famiglia di Sebastiano Riso regala un’interpretazione di segno diametralmente opposto, ma sempre stupefacente).

Grazie anche a questi incredibili interpreti, il risultato è un film solido, capace di raccontare senza retorica l’orrore delle persecuzioni razziali e il coraggio della Francia occupata.

Per questo, tra le molte novità in sala questa prima metà di Gennaio (come Tre manifesti a Ebbing, Missori di Martin McDonagh, L’ora più buia di Joe Wright e Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott) consigliamo anche Un sacchetto di biglie – al cinema dal 18 Gennaio grazie a Notorius Pictures.

#thelovingmemory

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