LADY BIRD di Greta Gerwig. La recensione in anteprima

di Marta Zoe Poretti

Dopo Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin Mc Donagh, La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro e Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, da Giovedì 1 Marzo arriva al cinema un altro grande favorito per la notte degli Oscar: Lady Bird di Greta Gerwig. Il film ha già vinto il Golden Globe per la Migliore Commedia, e la sua giovane autrice potrebbe essere l’outsider dell’edizione 2018. Greta Gerwig, infatti, è anche candidata per la Miglior Regia: in 90 anni di storia è solo la quinta donna a competere per questa categoria.

Aldilà del clamore associato al movimento #metoo e all’organizzazione che prende il nome di Time’s Up (vera protagonista dell’ultima edizione dei Golden Globes), il primo lungometraggio scritto e diretto da Greta Gerwig è tutto tranne un film a tema: si tratta piuttosto di un moderno racconto di formazione, ma soprattutto una rappresentazione chiara, onesta e diretta dell’America contemporanea, dove famiglia e provincia d’origine sono fattori determinanti nella definizione dei percorsi sociali.

Protagonista del film è Christine “Lady Bird” Mc Pherson, interpretata da una straordinaria Saorsie Ronan (già premiata con il Golden Globe e candidata all’Oscar come Migliore Attrice). Quando inizia l’ultimo anno alla scuola cattolica, si fa sempre più chiaro che lasciare Sacramento potrebbe restare soltanto un sogno. Figlia di un’infermiera e di un disoccupato, Lady Bird è nata nella “parte povera della città” (“wrong side of the tracks”): tra le sue opzioni per il futuro, a meno che non ottenga uno speciale prestito per studenti, non c’è che un’università pubblica e scarsissime prospettive di emancipazione. Invece di continuare ad accettare passivamente quello che sembra un destino già scritto, Lady Bird decide di reagire, e tenta il tutto per tutto per arrivare a New York.

Tra il rapporto conflittuale con sua madre, le sue aspettative e i suoi fallimenti, qualche inutile tentativo di essere accettata dagli studenti più ricchi e popolari, un paio di amori andati a male e la difficile ricerca di un’identità, Lady Bird riesce a raccontare i nodi fondamentali dell’adolescenza, oltre la nazionalità e il genere. Ma è anche un film capace di descrivere la brutalità dell’America contemporanea, dove il successo professionale e il benessere economico sono l’unica misura del valore di un essere umano.

Greta Gerwig si conferma una sceneggiatrice di grande talento, dal tratto minimale, leggero e insieme profondo, capace di illustrare nella rapida successione di brevi episodi un passaggio complesso, ma soprattutto un momento irripetibile: quello in cui un’adolescente decide che le sue sole forze sono abbastanza per cambiare una vita.

Gli elementi autobiografici assicurano spessore e sostanza a un’opera decisamente riuscita: una tra le migliori commedie di un’inizio 2018 già ricco di film sorprendenti, concreti e necessari.

 

#thelovingmemory

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