IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE (Death Wish). La recensione in anteprima del remake con Bruce Willis

di Marta Zoe Poretti

Tra le novità in sala da Giovedì 8 Marzo anche l’atteso remake de Il Giustiziere della Notte: uno tra i film più iconici per il cinema americano degli anni ’70.

Le premesse sono più che convincenti: Eli Roth (celebre per la pantagruelica saga di Hostel) firma un film al 100% contemporaneo, del tutto privo di citazioni e altri leziosi rimandi al cult movie con Charles Bronson. Il film segna anche il ritorno di Bruce Willis, che da Sin City di Robert Rodriguez e Frank Miller (2014) stentava a trovare un ruolo all’altezza della sua gloriosa filmografia di action movie.

Ma appena finiscono le premesse, arrivano le dolenti note.

Introdotto in modo poco lusinghiero dalla critica statunitense (l’aggettivo più gentile per Bruce Willis è “catatonico”), nonostante gli sforzi di Eli Roth per rifondare il mito del Grim Reaper, il nuovo Giustiziere della Notte è un film decisamente prevedibile, moralmente controverso, e compromesso in modo irrimediabile dalla scarsa verve del protagonista, il cui volto sembra pietrificato in una smorfia di disagio perenne.

Se John Wayne è passato alla Storia per 2 uniche e sole espressioni (con o senza cappello), nel caso di Bruce Willis siamo (tristemente) a con o senza felpa col cappuccio.

Un po’ scarso, se pensiamo che Il Giustiziere della Notte, adattamento del romanzo di Brian Garfield del 1972, resta un’opera imprescindibile, capace di cambiare per sempre il genere, e consacrare un’icona senza tempo: perfetta quadratura del cerchio tra i supereroi dei comic book e l’uomo della porta accanto.

Nel remake di Eli Roth l’azione si sposta da New York a Boston, mentre il mite Paul Kersey non è più un ingegnere, ma un chirurgo di successo.

Il personaggio di Bruce Willis è un uomo dalla vita praticamente perfetta. Ha una splendida casa, un matrimonio felice, sua figlia è stata appena ammessa in un college prestigioso. La famiglia comprende anche suo fratello Frank (Vincent D’onofrio): dopo molti sbagli e un periodo di detenzione, grazie all’aiuto di Paul l’uomo sembra finalmente pronto a sistemare la sua vita.

Tutto perfetto, almeno finché una banda di 3 rapinatori irrompe in casa. La rapina finisce male: nel giorno del suo compleanno Paul Kersey scopre che sua moglie Lucy (Elisabeth Shue) è stata uccisa, mentre sua figlia Jordan (Camila Morrone) giace in coma, con scarse possibilità di sopravvivenza.

Da principio, Paul Kersey confida nella polizia e nell’ordine costituito. Ma mentre i giorni diventano settimane, il Detective Rains (Dean Norris) continua a non avere risposte, mentre la rabbia di Paul continua a crescere.

La semplice pubblicità di un negozio di armi da fuoco innesca una trasformazione irreversibile: il brav’uomo che non ha mai violato la legge, e non sa neanche come sparare un colpo, sceglie la via della giustizia privata.

La rete ne farà subito un eroe: il primo video diventa virale, e il mite Dottor Kersey diventa The Grim Reaper (Il Triste Mietitore). Dopo un paio di interventi casuali, il caso farà il reso: il Giustiziere non deve attendere a lungo prima di trovarsi faccia a faccia con i responsabili dell’assassinio di sua moglie.

Sebbene Eli Roth decida di stemperare i toni (nel romanzo e il film del ’74 la figlia del protagonista è oggetto di violenza più brutale) e soprattutto aggiornare la storia all’era di Internet e dei Social, il Giustiziere della Notte conserva il mordente di un atavico desiderio di vendetta, e una domanda che va oltre lo spazio e il tempo: cosa faresti agli assassini della tua famiglia?

Eppure, spogliata dell’epica e ridotta alle sue premesse animali, la storia di Paul Kersey sembra solo una stanca ripetizione dell’ovvio. Più oltre, una sostanziale legittimazione della visione Trump: il Presidente che alle sparatorie di massa risponde proponendo di armare gli insegnanti.

Era davvero necessario l’ennesimo film su una società allo sbaraglio, incapace di intervenire sul disagio, dove i criminali sono quasi sempre afroamericani e latini? Un film dove non possiamo che parteggiare per il cittadino abbandonato, che decide di armarsi e reagire?

Evidentemente, nel 2018, dal caro vecchio Bruce Willis potevamo aspettarci qualcosa di più.

 

#thelovingmemory

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