HOSTILES di Scott Cooper. La recensione in anteprima del western con Christian Bale e Rosamund Pike

di Marta Zoe Poretti

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2017, Giovedì 22 Marzo arriva finalmente in sala Hostiles di Scott Cooper: la novità più interessante della settimana, e forse dell’intera nuova stagione cinematografica.

Hostiles è un western puro, dal realismo sottile, crudo e implacabile, capace di riscrivere la classica struttura del genere.  Parliamo anche di un film struggente, dove non manca la tensione del thriller, ma soprattutto le emozioni quasi violente che appartengono a un superbo film drammatico.

Fin dalla prima sequenza, il film dichiara la sua appartenenza alla secolare storia del Western: quello che per letteratura e cinema Made in U.S.A. è il genere popolare per eccellenza, nonché il più autentico mito di fondazione.

La mitologia della frontiera e il viaggio dell’eroe restano anche oggi una riserva inesauribile di storie, ambientate in un tempo lontano, ma che ovviamente parlano al presente.

Il senso profondo resta illuminato da un celebre saggio del 1973: Regeneration Through Violence. The Mythology of the American Frontier di Richard Slotkin.

E’ probabile che non esista una migliore introduzione alla cultura americana, l’immaginario che Hollywood riflette, racconta e ridefinisce dal ‘900 a oggi. 

L’idea di Regeneration through violence è semplice e diretta: non esiste rigenerazione se non passando attraverso la violenza. La guerra non è solo ineluttabile: è necessaria a ristabilire giustizia e pace. Se pure la violenza è inaudita, paradossalmente è il mezzo più nobile che un uomo usare, l’unica premessa di compensazione e rinascita.

Non a caso, il western è il genere che l’industria cinematografica sceglie fin dal primo giorno: dalla letteratura alle immagini in movimento, personaggi, topos e strutture restano quasi immutate. Il western è anche il protagonista della rinascita: tra la fine degli anni ’40 e gli anni ’60 un manipolo di intrepidi autori decideranno di ridefinire il genere, e così il Cinema Americano stesso.

Se John Ford, il volto di John Wayne e Howard Hawks rappresentano icone classiche, di lì a breve il western è destinato a diventare un mega genere, diventando “western realistico”, “western psicologico”, “western revisionista” e una miriade di altri sotto-generi, tutti dalle profonde implicazioni estetiche, morali e perfino politiche.

Per citare i pionieri della nuova generazione servirebbe un capitolo a parte: Nicholas Ray, Sam Peckinpah, Samuel Fuller, John Huston e molti altri ancora.

La storia si divide nettamente in due: prima gli indiani cattivi e gli americani eroi; poi gli indiani vittime di una violenza brutale, privati della terra e della dignità, sterminati e infine confinati nelle famigerate Riserve.

Per la nostra generazione, quello del “western revisionista” è ormai l’unico e solo punto di vista: quello che ci riporta a Clint Eastwood e Gli Spietati, Kevin Costner e Balla coi lupi.

Hostiles di Scott Cooper è ambientato nel 1892, ma resta un western fortemente contemporaneo. Fin dalle primissime immagini, sceglie un punto di vista totalmente inedito: la brutalità delle due parti è speculare, orrenda e senza speranza. Il circuito dell’affronto e dalla vendetta è un circuito di morte, di cui tutti sono vittime e protagonisti.

hostiles 2

Il film di Scott Cooper non ha buoni e cattivi, mentre resta immune da citazioni e cliché postmodern.

Merito soprattutto dei suoi protagonisti: il Capitano Joseph Blocker (Christian Bale, straordinario interprete della Trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, ma anche American Psycho e American Hustle) e Rosalee Quaid (Rosamund Pike, già candidata all’Oscar per Gone Girl) non corrispondono ai classici stereotipi del genere, eppure sono perfette icone di quella Regeration through violence.

Tradizionalmente, nel western le figure femminili sono sempre subalterne, prigioniere di un ruolo preciso: interpretare la voce cristiana del perdono, un appello che l’eroe ha il dovere di ascoltare, rispettare, quindi rifiutare con fiero coraggio. Anche per questo, Hostiles è un film che non ha niente di prevedibile: l’eroina che porta il volto di Rosamund Pike è un’autentica protagonista, il cui desiderio di vendetta è pari, forse più profondo dell’uomo che cavalca al suo fianco.

Questa la storia.

Il Capitano Blocker riceve un ordine insolito, che arriva diretto dal Presidente degli Stati Uniti: ricondurre alla Valle degli Orsi un anziano capo Cheyenne, Falco Giallo (Wes Studi), al quale va riconosciuto il diritto di morire nella sua terra, accompagnato da moglie, figli e nipote. L’odio che il Capitano Blocker prova per quell’uomo è proporzionale agli anni che ha trascorso in battaglia. Il suo dolore è quello che oggi chiameremmo PTS (Sindrome da Stress Post-traumatico), ma le sue parole sono più semplici e cariche di rabbia: “Non conosci la guerra. Non sai cosa può fare a un uomo.”

Per Blocker quell’ordine è un insulto alla sua intera esistenza, quello per cui ha combattuto, per cui non troverà più pace. Eppure esegue, come si conviene a un Capitano dell’Esercito Americano. Appena partito con la sua truppa, sulla sua strada trova Rosalee: al fianco della donna il marito e tre figli, brutalmente sterminati dalla tribù indiana dei Comanche.

Il resto è la storia di uno splendido film di guerra, il cui realismo parla al presente, senza perdere l’aura della più pura epica western, forte di due eroi dolenti e indimenticabili.

Alla Festa del Cinema di Roma, l’anteprima del film (presenti Rosamund Pike, il regista Scott Cooper e Wes Studi) si è chiusa con un applauso scrosciante, così insistente che sembrava quasi interminabile.

Da Giovedì 22 Marzo, Hostiles vi aspetta al cinema: un’esperienza che vi consigliamo sinceramente di non perdere.

#thelovingmemory

hostiles poster

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