MOLLY’S GAME. La recensione in anteprima del film con Jessica Chastain, scritto e diretto da Aaron Sorkin

di Marta Zoe Poretti

Aaron Sorkin è un autore che non ha bisogno di presentazioni: dall’esordio con Codice d’onore, legal drama del 1992 con Jack Nicholson, Tom Cruise e Demi Moore, Sorkin ha riscritto le regole della sceneggiatura americana, imponendo il suo stile inconfondibile, strutturato su dialoghi serrati, dov’è la parola a guidare l’immagine.

Premio Oscar nel 2011 per The Social Network, negli anni ’90 Aaron Sorkin si impone come sceneggiatore e show-runner grazie al successo di Codice d’onore, Malice – Il sospetto (1993) e di West Wig – Tutti gli uomini del Presidente (1999-2006), serie destinata a fare scuola; ma è anche lo scrip-doctor che contribuisce in modo determinante al successo di Schindler’s List di Steven Spielberg (1993). La sua visione è un punto di riferimento per i serial di nuova generazione: tra i suoi lavori troviamo anche The Newsroom (2012-2014) e Studio 60 on the Sunset Strip (2006-2007).

Dopo il successo del biopic Steve Jobs (2015), Sorkin ha incontrato Molly Bloom: non il personaggio immaginario di James Joyce, ma l’autentica Principessa del Poker, partita dal nulla e arrivata a gestire le più esclusive serate di Texas Hold’em clandestino. L’ascesa è folgorante come la caduta: arrestata nel 2014 dall’FBI, Molly Bloom si dichiara colpevole ed è disposta ad affrontare le pesanti conseguenze di un processo, senza mai accettare immunità né altre ipotesi di patteggiamento, in cambio di nomi e segreti dei suoi clienti (una lunga lista che comprende star di Hollywwod, imprenditori, finanzieri e altri tycoon di Wall Street, ma anche affiliati della mafia russa).

All’inizio Sorkin non era convinto di accettare l’adattamento cinematografico dell’autobiografia di Molly Bloom: in questa storia di decadenza hollywoodiana erano coinvolte troppe persone reali, tra cui amici dello stesso sceneggiatore. Ma è proprio a questo punto che Sorkin scopre una persona completamente diversa da quanto si aspettasse:

“Dopo 15 minuti, volevo disperatamente scrivere questo film, 
perché ho scoperto che lei ha pagato un prezzo molto alto 
per aver preso la mia stessa posizione, che a me però 
non costava nulla.”

Molly’s Game diventa così non solo una sceneggiatura, ma anche la prima regia di Aaron Sorkin: celebrazione di una donna forte, che in nome di lealtà e integrità sceglie di rischiare la vita, il carcere (e rinuncia a svariati milioni di dollari). Interprete di questa protagonista anomala, carismatica e complessa, è una impeccabile Jessica Chastain: il film sceglie la sua voce in prima persona per condurci attraverso una strana storia, che inizia da una campionessa olimpionica mancata.

Prima di sopravvivere alla giunga del poker clandestino, da ragazzina Molly Bloom era già sopravvissuta a un’operazione alla spina dorsale, continuando la sua carriera di sciatrice professionista, specializzata in free-style. Una rovinosa caduta le impedisce di qualificarsi alle olimpiadi: la delusione di suo padre (Kevin Costner) e la continua sfida alla sua autorità resteranno il leitmotiv della sua adolescenza. Trasferita a Los Angeles, Molly rimanda l’inizio della scuola di legge all’Università di Harvard. La vita notturna è straordinariamente più attraente: proprio mentre lavora come cameriera, Molly incontra Dean Keith (Jeremy Strong), diventando la sua assistente personale. E’ lui a introdurla alle serate di poker clandestino, organizzate ogni Martedì al Cobra Lounge (che nella realtà corrisponde al Viper Club, di proprietà di Johnny Depp). Anche il vero deus ex-machina di quest’universo parallelo è protetto da un nome di fantasia: Giocatore X (Michael Cera). Con la sua complicità Molly Bloom diventerà l’organizzatrice delle serate più ambite, prima a Los Angeles, poi a New York, con un buy-in (cifra minima per l’accesso) di 250.000 dollari.

MOLLY'S GAME

Quando una mattina del 2014 viene arrestata da 17 agenti dell’FBI armati fino ai denti, Molly è fuori dal giro già da 2 anni: solo l’impegno dell’avvocato Idris Elba (Charley Jaffrey) potrebbe salvarla da una condanna esemplare.

Per quanto Molly Bloom si sia limitata a confermare le dichiarazioni di altri imputati, senza mai cedere all’FBI informazioni, mail e messaggi dei giocatori, è noto che il fantomatico Player X corrisponda a Tobey Maguire (all’apice del successo dopo Spiderman): la sua è una figura obliqua, cinica e sprezzante, capace di abbandonare Molly senza mi voltarsi indietro. Altri giocatori compulsivi che animavano i tavoli verdi, sono in realtà Leonardo Di Caprio, Ben Affleck, Matt Damon e Macaulay Culkin.

Ma il film scritto e diretto da Aaron Sorkin è tutto per lei, Molly Bloom: nel suo cinema è sempre, solo il personaggio al centro dell’azione, che procede attraverso una fitta serie di dialoghi e monologhi in voice-over, rivelando sempre più informazioni, emozioni e sfumature.

Il risultato è un film solido e avvincente, in sala da Giovedì 19 Aprile grazie a Rai Cinema e 01 Distribution.

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#thelovingmemory

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