#Cannes2018 : Tutti i premi e gli highlight del Festival di Cannes

di Marta Zoe Poretti

Con Sabato 19 Maggio si chiude anche l’edizione numero 71 del Festival di Cannes. Splendida Presidente della giuria Cate Blanchett, che ha impresso un significativo tocco #metoo non solo alla cerimonia di premiazione, ma all’intera kermesse.

La giuria (tra cui le attrici Kristen Stewart e Léa Seydoux, i registi Denis Villeneuve e Ava DuVernay ed il divo cinese Chang Chen) ha premiato entrambi i film italiani selezionati in concorso: Dogman di Matteo Garrone e Lazzaro felice di Alice Rohrwacher.

“Da piccolo quando ero a casa mia e pioveva sopra le lamiere 
chiudevo gli occhi e mi sembrava di sentire gli applausi. 
Invece adesso li riapro e quegli applausi siete voi, e sento che 
c’è un calore che è come una famiglia. Mi sento a casa e 
mi sento a mio agio qui con voi. La mia famiglia è il cinema 
e siete voi. E Cannes… Questa sabbia di Cannes, penso che 
ogni granello è importante. Ringrazio tutti: Rai Cinema, Cannes 
e tutti gli organizzatori, e Matteo che si è fidato… 
Ha avuto il coraggio, non so neanche io come.”

In queste parole tutta l’emozione di Marcello Fonte, mentre riceve la Palma d’oro per il Miglior Attore da Roberto Benigni. Ancora una volta, Matteo Garrone ha scelto un attore che ha vissuto una vita ai margini dello spettacolo per rappresentare la tragedia contemporanea di un uomo costretto ai margini della società. Il risultato è la variazione iperrealista della teoria del “pedinamento” di Cesare Zavattini: l’autenticità di Marcello Fonte nella parte del Canaro è deflagrante, come la desolazione di un “buono” tanto vessato e solo che diventa protagonista di un assassinio leggendario.

Palma d’oro per la Migliore Sceneggiatura ad Alice Rohrwacher che ringrazia questa incredibile giuria e questa incredibile presidentessa per aver preso sul serio una sceneggiatura così bislacca”.

La favola rurale di Lazzaro Felice vince il premio ex-aequo con l’iraniano Jafar Panahi per Three Faces.

E’ italiano anche il premio per il Miglior Documentario: La strada dei Samouni di Stefano Savona (presentato alla Quinzaine des Réalisateurs).

La Palma d’oro va al giapponese Shoplifters di Hirokazu Kore-eda (autore di Farther and Sons e Ritratto di famiglia con tempesta, che torna con un nuovo dramma familiare, specchio della crudeltà delle disuguaglianze sociali).

Ecco tutti i premi principali assegnati a Cannes 2018:

PALMA D’ORO PER IL MIGLIOR FILM

SHOPLIFTERS di Kore-Eda Hirokazu

GRAN PREMIO

BLACKKKLANSMAN di Spike Lee

PREMIO DELLA GIURIA

CAPHARNAÜM (CAPERNAUM) di Nadine Labaki

PREMIO ALLA REGIA

PAWEL PAWLIKOWSKI per Cold War

PALMA D’ORO SPECIALE

LE LIVRE D’IMAGE di Jean-Luc Godard

PREMIO PER LA MIGLIORE ATTRICE

SAMAL YESLYAMOVA per Ayka

PREMIO PER IL MIGLIOR ATTORE

MARCELLO FONTE per Dogman

CAMERA D’OR PER LA MIGLIORE OPERA PRIMA

GIRL di Lukas Dhont

cannes 2018

La cerimonia di premiazione non è stata solo emozione e amore per il cinema. Asia Argento, prima di assegnare il premio alla Migliore Attrice, è tornata a denunciare con parole esplicite le violenze subite da Harvey Weinstein. Un atto di accusa che non si limita al passato, ma afferma con forza la fine della coltre di tolleranza e silenzio che nel mondo dello spettacolo ha sempre nascosto gli abusi sulle donne:

“Nel 1997 sono stata stuprata da Harvey Weinstein qui a Cannes. 
Avevo 21 anni. Questo festival era il suo territorio di caccia. 
Voglio fare una previsione: Harvey Weinstein qui non sarà mai 
più benvenuto. Vivrà in disgrazia, escluso dalla comunità 
che un tempo lo accoglieva e nascondeva i suoi crimini. 
Perfino stasera, seduti tra di voi, ci sono quelli che devono 
ancora rispondere per i loro comportamenti contro le donne. 
Comportamenti che non appartengono a questa industria, 
che sono inaccettabili e indegni di questa industria, 
o qualunque altro posto di lavoro. Voi sapete chi siete. 
Ma soprattutto noi sappiamo chi siete. E non vi permetteremo 
più di farla franca.”

Cala così il sipario su Cannes 2018, un’edizione che di certo non è stata avara di emozioni.

In chiusura, un irresistibile John Travolta ha presentato l’edizione restaurata di Grease: un grande evento al Cinéma de la Page per celebrare i quarant’anni del Musical che è ormai un cult senza tempo.

Spazio anche all’intrattenimento pure con l’anteprima di Solo : A Star Wars Story, spin-off dedicato interamente all’icona di Han Solo e la sua ruggente gioventù (in sala da Mercoledì 23 Maggio). Ron Howard ha diretto un film “manierista”, poco innovativo ma certamente avvincente, che risente di un protagonista di scarso fascino (Alden Ehrenreich) ma convince per le sequenze spettacolari e le citazioni che spaziano dal western all’epica samurai.

E non dimentichiamo il ritorno in grande stile di Lars Von Trier. Dichiarato “persona non gradita” nel 2011 dopo le famigerate affermazioni sull’umanità di Hitler, il regista danese torna a quello che è stato il suo Festival di riferimento fin dagli esordi con L’elemento del crimine (1984). Per il figliol prodigo, non poteva che essere un ritorno esplosivo: all’anteprima dell’Horror di impianto filosoficoThe House that Jack built (con Matt Dillon, Uma Thurman e Bruno Ganz) un centinaio di giornalisti abbandona la sala, mentre la notizia di sequenze pantagrueliche, mutilazioni di donne e bambini riempie le prime pagine di tutto il mondo. Naturalmente, Von Trier resta il Re della benzina sul fuoco: “Non ho mai ucciso nessuno, ma se l’avessi fatto, sarebbe stato un giornalista” – ha dichiarato al quotidiano Le Figaro.

Last but not least: la chiusura del Festival di Cannes è tutta per Terry Gilliam e il suo The Man who killed Don Quixote (L’uomo che uccise Don Chisciotte). L’adattamento del classico di Cervantes, Don Chisciotte de La Mancha, arriva dopo 25 anni di vicissitudini rocambolesche e difficoltà produttive oltre i limiti del surreale. Solo Martedì 8 Maggio Gilliam ha vinto la sua personale battaglia contro i mulini a vento, insieme alla causa intentata dal produttore Paul Blanco di Alafama Films. Superato brillantemente perfino un malore e un ictus, il regista britannico ha accolto con il pubblico con la sua proverbiale ironia: la maledizione del Chisciotte è vinta, ed uno dei film più sognati e sofferti della Storia del Cinema è davvero realtà.

#thelovingmemory

 

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