END OF JUSTICE – Nessuno è innocente. La recensione del film con Denzel Washington

di Marta Zoe Poretti

Il 2018 è anche il cinquantesimo anniversario del ’68: al polo opposto della celebrazione, arriva in sala End of Justice – Nessuno è innocente, secondo lungometraggio da regista di Dan Gilroy (già autore dell’ottimo The Nightcrawler – Lo sciacallo, 2014). Per il legal-drama che è valso a Denzel Washington l’ottava candidatura all’Oscar come Miglior Attore, il volto storico di Malcolm X diventa interprete di una parabola amara (per non dire drammatica) sul crepuscolo di ogni ideale. Roman J. Israel, protagonista assoluto di End of Justice, è infatti un ex militante delle Black Panthers, che ha dedicato la sua intera esistenza alla battaglia per i diritti civili, solo per trovare che ormai non ha più un posto nel mondo.

Ispirato a Il verdetto (1982) di Sidney Lumet, anche End of Justice è un dramma che non ricostruisce un procedimento giudiziario, ma cerca l’essenza e l’anima dell’avvocato protagonista.

Roman J. Israel (Denzel Washington) ha vissuto per decenni nell’ombra del suo socio: lo studio si è sempre schierato al fianco delle minoranze etniche, offrendo assistenza legale pro-bono a minorenni, piccoli criminali e chiunque viva ai margini della società. Ruolo di Roman, forte di una conoscenza quasi prodigiosa dei codici di legge, era predisporre la linea di difesa, senza mai avvicinarsi concretamente né ai clienti né alle aule di tribunale. Ma quando il suo storico socio ha un malore, nel giro di pochi giorni la vita di Roman torna a scontrarsi violentemente con la realtà.

Senza lavoro, senza il suo unico amico, Roman dovrà accettare l’offerta George Pierce (Colin Farrell): avvocato ben più spregiudicato e dedito al profitto. Non va meglio quando il vecchio Roman J. Israel cerca di riavvicinarsi alla protesta sociale: nonostante la stima di Maya (Carmen Ejogo), i giovani afro-americani e il loro linguaggio sembrano ormai alieni, con cui Roman non è minimamente in grado di entrare in contatto.

 

End of Justice – Nessuno è innocente diventa così la triste storia di un riscatto impossibile. Denzel Washington, nel ruolo di Roman J. Israel è quasi irriconoscibile: goffo, appesantito, irrimediabilmente buffo nelle sue mise démodé. Peccato che il film si riveli presto debole: privo di una trama davvero convincente, questa volta Dan Gilroy lascia tutto il peso del film sulle spalle del protagonista. E benché si tratti di un gigante della Storia del cinema americano, non basta a salvare una sceneggiatura superficiale (e una grande occasione mancata).

Restano una splendida colonna sonora Jazz, una Los Angeles luminosa e indifferente, l’ipad e i grossi occhiali di Roman/Denzel Washington, per un film che sembra dedicato solo ai fan più irriducibili del protagonista di Malcolm X (1992), Philadelphia (1993),Training Day (2001) e una incredibile serie di storie, capaci di conservare una forte valenza sociale anche nel contesto del cinema più commerciale.

Per rivedere Denzel Washington al suo massimo splendore, non resta forse che aspettare il sequel di The Equalizer – Il vendicatore, adattamento della serie cult anni ’80 Un giustiziere a New York.

#EndofJustice è in sala da Giovedì 31 Maggio con #WarnerBros

#thelovingmemory

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: