#LaFavorita di #YorgosLanthimos: recensione di una regale farsa grotesque

di Marta Zoe Poretti

Gran Premio della Giuria a #Venezia75, Coppa Volpi e #Golden Globe a Olivia Colman come Migliore Attrice: #LaFavorita di Yorgos Lanthimos continua a collezionare premi, e procede ora agli #Oscar2019 con 10 nomination e passo marziale.

Su La Scimmia Pensa.com la mia recensione di questa regale farsa grotesque: un’irresistibile parabola pre-illumista su femminilità e potere

https://bit.ly/2DsXP2P

 

#ViceIlFilm : la recensione della black comedy con #ChristianBale

Il nostro primo #FilmOfTheWeek per il 2019 è VICE – L’uomo nell’ombra, commedia eclettica e nera, scritta e diretta da #AdamMcKay. Il prode #ChristianBale, premiato come #MigliorAttore ai #GoldenGlobes2019, interpreta #DickCheney: #CavaliereOscuro dell’amministrazine #GeorgeWBush, cui dobbiamo l’intuizione delle “armi di distruzione di massa”, la Guerra in Iraq e molto altro ancora.

La #recensione di #VICEIlFilm : https://bit.ly/2QL4qOG

#MartaZoePoretti * LaScimmiaPensa.com

#TheOldManAndTheGun : #RobertRedford saluta l’arte del cinema

#TheOldManAndTheGun, l’ultimo film di #RobertRedford è al cinema da questo Giovedì #20Dicembre.

Chiunque soffra di ansia e spleen pre natalizi, troverà grande conforto in questo ineffabile capolavoro: un prezioso album di famiglia e un brillante poliziesco, tratto dalla vera storia del rapinatore gentiluomo Forest Tucker, ma costruito come 93 minuti d’improvvisazione jazz.

La #recensione in anteprima dalla #FestaDelCinemaDiRoma #RomaFF13: https://bit.ly/2yoLvOs

#MartaZoePoretti * La Scimmia Pensa.com

**Clip “Perchè Odio il Natale” (a cura del fidato amico e blues man #TomWaits):

 

#Natale2018 #CineList #FilmDiNatale

#UnPiccoloFavore arriva al cinema oggi, giovedì #13Dicembre

Commedia nera, thriller, una scorza d’horror e 2 protagoniste supreme: questa l’irresistibile ricetta del nuovo film di #PaulFeig, con #BlakeLively e #AnnaKendrick.

La #recensione in anteprima di #UnPiccoloFavore, al cinema dal #13Dicembre: https://bit.ly/2QDk2CZ

Marta Zoe Poretti * LaScimmiaPensa.com

P.S: Un Piccolo Favore (A Small Favor) è il nostro film della settimana, nonché uno dei titoli da non perdere nella #Cinelist dei #FilmDiNatale 2018 😉

 

#BohemianRhapsody : la #recensione del #biopic su #FreddieMercury (da oggi al cinema <3)

#29Novembre #BohemianRhapsody da oggi è davvero al #Cinema

la Recensione in anteprima : https://bit.ly/2SKDL1w

#MartaZoePoretti * La Scimmia Pensa.com

 

La Profezia dell’Armadillo: la recensione in anteprima. #Venezia75

di Marta Zoe Poretti

*la recensione è pubblicata anche su L’indiependente

“Spero che il film sia bello come tutti quelli che sono affezionati a quella storia. E so che chi c’ha lavorato è bravo e regolare. Però ecco, non me rompete er cazzo.” – Zerocalcare

Già nel mese di Luglio, con 3 tavole e questa battuta Michele Rech (alias Zerocalcare) tagliava corto e squarciava la coltre di mistero, rumors e pettegolezzi intorno all’adattamento della sua prima graphic-novel: La profezia dell’Armadillo.

In concorso nella sezione Orizzonti della 75. Mostra del Cinema di Venezia, la versione cinematografica dell’Armadillo arriva dopo una serie complessa di difficoltà produttive. Una su tutte: l’abbandono di Valerio Mastandrea, scelto inizialmente come regista, oltre che autore della sceneggiatura (firmata con Zerocalcare, Oscar Glioti e l’ineffabile critico in maschera, inventore delle Recinzioni, noto col nome di Johnny Palomba).

Adattare per il grande schermo quello che non è banalmente un fumetto, ma “il manifesto della generazione di tagliati fuori”, era di per sé materia incandescente. Per compiere l’impresa, Fandango sceglie un regista al suo primo lungometraggio: Emanuele Scaringi. Non che la stampa o i fan di Zero fossero in trepidante attesa: stavano proprio al varco, molti col coltello tra i denti.

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#Suspiria : la recensione del film di Luca Guadagnino, in anteprima a #Venezia75

di Marta Zoe Poretti

*recensione pubblicata anche su L’indiependente

Sullo sfondo di un cielo in tempesta, Luca Guadagnino, Thom Yorke, Tilda Swinton e Dakota Johnson sbarcano il primo Settembre alla 75. Mostra del Cinema di Venezia. Il film in anteprima è forse il più atteso dell’intera edizione del Festival: Suspiria, remake del classico di Dario Argento.

Solo alle proiezioni del mattino, erano migliaia i giornalisti e i rappresentanti delle industrie cinematografiche internazionali, in coda per assistere a quello che, per molti versi, è un evento storico. Negli annali della Mostra, non si ricorda un film di genere Horror che abbia mai suscitato tanto clamore.

Fin dai titoli di testa, la nuova Suspiria si presenta come un racconto in 6 atti e un prologo. La grafica rimanda esplicitamente alle avanguardie tedesche della fine degli anni ’70. Scopriremo così che il film, per quanto riprenda fedelmente la struttura tracciata da Dario Argento e Daria Nicolodi, non è ambientato a Friburgo, ma nella Berlino divisa del 1977.

Non si tratta di un dettaglio marginale: l’ambientazione berlinese rappresenta un’autentica linea narrativa, del tutto originale, che cambia subito la nostra prospettiva.

Dopo pochi minuti, la definizione “remake” si rivela già povera e riduttiva.

Quella di Luca Guadagnino è una rilettura complessa, che guarda alla sceneggiatura del ’77 con evidenti amore e devozione. Eppure, di quello script sembra prendere il cuore, per farlo esplodere in un racconto corale, con implicazioni e sfumature innumerevoli. La componente esoterica è solo uno tra i molti volti della paura. Quella che terrorizza, nella nuova Suspiria di Guadagnino, è la parte ferale della natura umana: istinto, desiderio, volontà di sopravvivenza.

Non sono banalmente il bene e il male le forze che si scontrano nella nuova Suspiria. Se la scuola di danza di Dario Argento era una cattedrale immersa nel nulla, estranea alla realtà e alla vita, il nuovo edificio della Compagnia di danza Markos è permeato dal mondo e dalla Storia. Dalla nascita del femminismo agli attentati della Banda Baaden-Meinhof, l’eco della Seconda Guerra Mondiale resta sempre presente, come una ferita aperta, mai cauterizzata. Il personaggio dello psichiatra Litz Ebersdorf (a voi il piacere di scoprire l’interprete) è il simbolo vivente di quella memoria e i suoi demoni. Così come la celebre coreografa Madame Le Blanc (Tilda Swinton) rappresenta le tensioni violente dell’Arte contemporanea (la cui missione è “rompere il naso alla bellezza”).

L’avventura di Suspiria era e resta semplice: una giovane danzatrice, fuggita dalla provincia dell’Ohio, entra nella compagnia diretta da Madame De Blanc, determinata a realizzare i suoi sogni. Con il suo incredibile talento, conquista subito un ruolo di primo piano. Ma nella compagnia, nel dormitorio e nell’animo delle vecchie maestre di ballo, si agitano forze e segreti indicibili.

Seguendo le stesse dichiarazioni di Guadagnino, al centro di Suspiria c’è la maternità: desacralizzata, spogliata dell’aura cristiana, mostrata nei suoi recessi più feroci.

Negli incubi della protagonista Susie Bannion (Dakota Johnson), vedremo una citazione esplicita di Francesca Woodman: fotografa che oggi conosciamo come una tra le artiste più influenti del suo tempo, morta suicida nel 1980, a soli 23 anni.

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Tra le righe, non è difficile leggere la sconfitta di un’intera generazione, il caos del presente, che non sa scrivere nuovi paradigmi.

Accompagnate dalla colonna sonora di Thom Yorke (che ha dichiaro di aver composto le musiche come una sequenza di incantesimi) le coreografie, le visioni e il dolore si moltiplicano un capitolo dopo l’altro, per un magnifico film tentacolare, che avvolge lo spettatore fino a togliergli il respiro.

A questo punto, possiamo dire che Suspiria si nega ad ogni  facile giudizio critico.

Certo: non parliamo di un film perfetto, né di un film destinato a convincere tutti. Molti fan irriducibili di Dario Argento troveranno il remake inaccettabile.

La conclusione è il suo grande punto debole: non perché infedele al maestro, ma perché Guadagnino sembra rilanciare la posta, fino a un pay-off impossibile.

Comunque, resta salda una premessa. Dopo il successo internazionale di Chiamami col tuo nome (premio Oscar per la sceneggiatura di James Ivory), con un progetto così controverso, Luca Guadagnino dimostra un coraggio da leoni.

Suspiria divide prima ancora di arrivare in sala: destinato a scontentare chiunque non ami i remake, per non parlare della violenza e dell’etichetta Horror, che esclude automaticamente un’ampia gamma di spettatori.

Tanti avrebbero giocato altre carte, realizzando un inattaccabile film d’autore, abbastanza furbo da consolidare la simpatia di Hollywood.

Fosse solo per questo, non possiamo che consigliarvi di vedere Suspiria.

Un film che, al netto di qualunque considerazione, garantisce il piacere sfrenato di cadere in un incantesimo, orchestrato dai maestri Thom Yorke e Luca Guadagnino.

#thelovingmemory

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