PACIFIC RIM 2 – LA RIVOLTA. La recensione in anteprima

di Marta Zoe Poretti

Sembrava quasi impossibile pensare a Pacific Rim senza il tocco magico di Guillermo Del Toro – attualmente impegnato come cineasta più celebre al mondo, vincitore del Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia, del Golden Globe e degli Oscar per la Miglior Regia e il Miglior Film con The Shape of Water – La forma dell’acqua.

Eppure, dopo innumerevoli difficoltà produttive e cambi di rotta, i robottoni di Pacific Rim sono tornati… E anche stavolta, sanno come offrirci due ore d’intrattenimento puro, totalizzante e sfrenato.

Nuovo il regista (Steven S. DeKnight, produttore televisivo e showrunner alla sua prima prova da grande capo), nuovo il protagonista: John Boyega, giovane star inglese, molto apprezzato per Detroit di Kathryn Bigelow (2017) e l’interpretazione di Finn in Star Wars : Il Risveglio della Forza (2015).

John Boyega è Jake Penecost, figlio dell’eroe che ha sacrificato la sua vita per chiudere la breccia e fermare l’attacco dei Kaiju nel primo capitolo di Pacific Rim.

Sono passati 10 anni da quel giorno, l’umanità è ancora faticosamente impegnata nella ricostruzione. Il ricordo dei Kaiju, mostri dalle dimensioni titaniche, improvvisamente giunti sulla terra per seminare morte e distruzione, non sono un ricordo lontano: sebbene il varco spazio temporale che attraversavano sia chiuso per sempre, nessuno conosce ancora le ragioni dell’attacco, né la prossima mossa dei Predictors, civiltà aliena evidentemente interessata a sterminare il genere umano.

I due irresistibili mad doctors del primo capitolo, il Dott. Hermann Gottlieb (Burn Gorman) e il Dott. Newton Geiszler (Charlie Day, ovvero la mente perversa di It’s always sunny in Philadelphia, la serie tv più irriverente mai trasmessa) hanno preso due strade molto diverse: il primo lavora ancora per l’esercito, ed è impegnato a rendere gli Jaeger ancora più potenti; il secondo ha scelto invece al settore privato, al servizio delle Shao Industries, pronte a lanciare sul mercato una nuova generazione di Jaeger, un autentico esercito di robot e droni, che non necessitano la presenza fisica di un pilota umano.

In questo scenario, il figlio di Pentecost ha scelto di non seguire le orme del padre: abbandonato l’addestramento da pilota, vive ai margini della società, tra espedienti, rottami e piccoli e grandi furti. Un giorno, impegnato come sempre a trafugare e rivendere pezzi di Jaeger, incontra Amara (Cailee Spaeny): un’hacker che a soli 15 anni è riuscita a costruire il suo piccolo Jaeger non autorizzato, di nome Scrapper. Il loro arresto si rivelerà un autentico colpo di fortuna: mentre la ragazzina riceverà l’addestramento da pilota che ha sempre sognato, Jake Pentecost si vedrà costretto a tornare al suo ruolo di Ranger.

Nonostante l’atteggiamento sprezzante e quell’aria da sbruffone, Jake non può rispondere alla richiesta di aiuto di sua sorella Mako Mori (Rinko Kikuchi), figlia adottiva di Pentecost, eroina della battaglia per la chiusura della breccia.

Di lì a breve Jake, Amara e la nuova leva di piloti saranno chiamati a una battaglia senza precedenti: quella di Pacific Rim 2, infatti, non è più una guerra tra Jaeger e Kaiju, ma tra Jaeger e Jaeger, dove fa la sua comparsa la più terrificante delle creature, perfetta fusione tra la migliore tecnologia robot e la struttura genetica dei Kaiju.

Ritmo senza tregua, scontri epici, colpi di scena e (ovviamente) un’apoteosi di mirabolanti effetti speciali sono gli ingredienti di Pacific Rim 2 – La Rivolta: un sequel che non delude, anzi rilancia la posta, preannunciando nuove avventure, per la gioia di tutti gli amanti di cinema e robottoni.

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Pacific Rim 2 – La rivolta è un film Universal Pictures, vi aspetta in sala da domani, Giovedì 22 Marzo.

#thelovingmemory

HOSTILES di Scott Cooper. La recensione in anteprima del western con Christian Bale e Rosamund Pike

di Marta Zoe Poretti

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2017, Giovedì 22 Marzo arriva finalmente in sala Hostiles di Scott Cooper: la novità più interessante della settimana, e forse dell’intera nuova stagione cinematografica.

Hostiles è un western puro, dal realismo sottile, crudo e implacabile, capace di riscrivere la classica struttura del genere.  Parliamo anche di un film struggente, dove non manca la tensione del thriller, ma soprattutto le emozioni quasi violente che appartengono a un superbo film drammatico.

Fin dalla prima sequenza, il film dichiara la sua appartenenza alla secolare storia del Western: quello che per letteratura e cinema Made in U.S.A. è il genere popolare per eccellenza, nonché il più autentico mito di fondazione.

La mitologia della frontiera e il viaggio dell’eroe restano anche oggi una riserva inesauribile di storie, ambientate in un tempo lontano, ma che ovviamente parlano al presente.

Il senso profondo resta illuminato da un celebre saggio del 1973: Regeneration Through Violence. The Mythology of the American Frontier di Richard Slotkin.

E’ probabile che non esista una migliore introduzione alla cultura americana, l’immaginario che Hollywood riflette, racconta e ridefinisce dal ‘900 a oggi. 

L’idea di Regeneration through violence è semplice e diretta: non esiste rigenerazione se non passando attraverso la violenza. La guerra non è solo ineluttabile: è necessaria a ristabilire giustizia e pace. Se pure la violenza è inaudita, paradossalmente è il mezzo più nobile che un uomo usare, l’unica premessa di compensazione e rinascita.

Non a caso, il western è il genere che l’industria cinematografica sceglie fin dal primo giorno: dalla letteratura alle immagini in movimento, personaggi, topos e strutture restano quasi immutate. Il western è anche il protagonista della rinascita: tra la fine degli anni ’40 e gli anni ’60 un manipolo di intrepidi autori decideranno di ridefinire il genere, e così il Cinema Americano stesso.

Se John Ford, il volto di John Wayne e Howard Hawks rappresentano icone classiche, di lì a breve il western è destinato a diventare un mega genere, diventando “western realistico”, “western psicologico”, “western revisionista” e una miriade di altri sotto-generi, tutti dalle profonde implicazioni estetiche, morali e perfino politiche.

Per citare i pionieri della nuova generazione servirebbe un capitolo a parte: Nicholas Ray, Sam Peckinpah, Samuel Fuller, John Huston e molti altri ancora.

La storia si divide nettamente in due: prima gli indiani cattivi e gli americani eroi; poi gli indiani vittime di una violenza brutale, privati della terra e della dignità, sterminati e infine confinati nelle famigerate Riserve.

Per la nostra generazione, quello del “western revisionista” è ormai l’unico e solo punto di vista: quello che ci riporta a Clint Eastwood e Gli Spietati, Kevin Costner e Balla coi lupi.

Hostiles di Scott Cooper è ambientato nel 1892, ma resta un western fortemente contemporaneo. Fin dalle primissime immagini, sceglie un punto di vista totalmente inedito: la brutalità delle due parti è speculare, orrenda e senza speranza. Il circuito dell’affronto e dalla vendetta è un circuito di morte, di cui tutti sono vittime e protagonisti.

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Il film di Scott Cooper non ha buoni e cattivi, mentre resta immune da citazioni e cliché postmodern.

Merito soprattutto dei suoi protagonisti: il Capitano Joseph Blocker (Christian Bale, straordinario interprete della Trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, ma anche American Psycho e American Hustle) e Rosalee Quaid (Rosamund Pike, già candidata all’Oscar per Gone Girl) non corrispondono ai classici stereotipi del genere, eppure sono perfette icone di quella Regeration through violence.

Tradizionalmente, nel western le figure femminili sono sempre subalterne, prigioniere di un ruolo preciso: interpretare la voce cristiana del perdono, un appello che l’eroe ha il dovere di ascoltare, rispettare, quindi rifiutare con fiero coraggio. Anche per questo, Hostiles è un film che non ha niente di prevedibile: l’eroina che porta il volto di Rosamund Pike è un’autentica protagonista, il cui desiderio di vendetta è pari, forse più profondo dell’uomo che cavalca al suo fianco.

Questa la storia.

Il Capitano Blocker riceve un ordine insolito, che arriva diretto dal Presidente degli Stati Uniti: ricondurre alla Valle degli Orsi un anziano capo Cheyenne, Falco Giallo (Wes Studi), al quale va riconosciuto il diritto di morire nella sua terra, accompagnato da moglie, figli e nipote. L’odio che il Capitano Blocker prova per quell’uomo è proporzionale agli anni che ha trascorso in battaglia. Il suo dolore è quello che oggi chiameremmo PTS (Sindrome da Stress Post-traumatico), ma le sue parole sono più semplici e cariche di rabbia: “Non conosci la guerra. Non sai cosa può fare a un uomo.”

Per Blocker quell’ordine è un insulto alla sua intera esistenza, quello per cui ha combattuto, per cui non troverà più pace. Eppure esegue, come si conviene a un Capitano dell’Esercito Americano. Appena partito con la sua truppa, sulla sua strada trova Rosalee: al fianco della donna il marito e tre figli, brutalmente sterminati dalla tribù indiana dei Comanche.

Il resto è la storia di uno splendido film di guerra, il cui realismo parla al presente, senza perdere l’aura della più pura epica western, forte di due eroi dolenti e indimenticabili.

Alla Festa del Cinema di Roma, l’anteprima del film (presenti Rosamund Pike, il regista Scott Cooper e Wes Studi) si è chiusa con un applauso scrosciante, così insistente che sembrava quasi interminabile.

Da Giovedì 22 Marzo, Hostiles vi aspetta al cinema: un’esperienza che vi consigliamo sinceramente di non perdere.

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hostiles poster

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