IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO. La recensione del film di Yorgos Lanthimos con Colin Farrell e Nicole Kidman

di Marta Zoe Poretti

Ad oltre un anno dall’anteprima al Festival di Cannes 2017 (che l’ha premiato per la Migliore Sceneggiatura) arriva in sala grazie a Lucky Red il quinto lungometraggio scritto e diretto da Yorgos Lanthimos: Il sacrificio del cervo sacro (The killing of a sacred deer).

Dopo un autentico capolavoro di cinema dell’assurdo, l’autore di The lobster (Gran Premio della Giuria a Cannes 2016, diventato istantaneamente un film di culto in mezzo mondo) sceglie questa volta il dispositivo classico della tragedia greca: una parabola che procede fatale verso la rovina ineluttabile.

Protagonista resta Colin Farrell: star di Hollywood che Lanthimos sa rendere sorprendentemente umano, goffo, vulnerabile.

Al centro de Il sacrificio del cervo sacro c’è il cardiochirurgo Steven, un uomo dalla vita apparentemente perfetta, destinata a precipitare in un lucido, interminabile incubo a occhi aperti.

Obiettivi panoramici, estrema profondità di campo e utilizzo ossessivo della prospettiva rinascimentale, così impeccabile che sfiora l’orrore, sono gli elementi visivi scelti da Lanthimos per dilatare gli spazi, la città e gli interni, come se la quotidianità di Steven appartenesse in realtà a una dimensione parallela, disegnata dall’autore di 2001 Odissea nello spazio.

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END OF JUSTICE – Nessuno è innocente. La recensione del film con Denzel Washington

di Marta Zoe Poretti

Il 2018 è anche il cinquantesimo anniversario del ’68: al polo opposto della celebrazione, arriva in sala End of Justice – Nessuno è innocente, secondo lungometraggio da regista di Dan Gilroy (già autore dell’ottimo The Nightcrawler – Lo sciacallo, 2014). Per il legal-drama che è valso a Denzel Washington l’ottava candidatura all’Oscar come Miglior Attore, il volto storico di Malcolm X diventa interprete di una parabola amara (per non dire drammatica) sul crepuscolo di ogni ideale. Roman J. Israel, protagonista assoluto di End of Justice, è infatti un ex militante delle Black Panthers, che ha dedicato la sua intera esistenza alla battaglia per i diritti civili, solo per trovare che ormai non ha più un posto nel mondo.

Ispirato a Il verdetto (1982) di Sidney Lumet, anche End of Justice è un dramma che non ricostruisce un procedimento giudiziario, ma cerca l’essenza e l’anima dell’avvocato protagonista.

Roman J. Israel (Denzel Washington) ha vissuto per decenni nell’ombra del suo socio: lo studio si è sempre schierato al fianco delle minoranze etniche, offrendo assistenza legale pro-bono a minorenni, piccoli criminali e chiunque viva ai margini della società. Ruolo di Roman, forte di una conoscenza quasi prodigiosa dei codici di legge, era predisporre la linea di difesa, senza mai avvicinarsi concretamente né ai clienti né alle aule di tribunale. Ma quando il suo storico socio ha un malore, nel giro di pochi giorni la vita di Roman torna a scontrarsi violentemente con la realtà.

Senza lavoro, senza il suo unico amico, Roman dovrà accettare l’offerta George Pierce (Colin Farrell): avvocato ben più spregiudicato e dedito al profitto. Non va meglio quando il vecchio Roman J. Israel cerca di riavvicinarsi alla protesta sociale: nonostante la stima di Maya (Carmen Ejogo), i giovani afro-americani e il loro linguaggio sembrano ormai alieni, con cui Roman non è minimamente in grado di entrare in contatto.

 

End of Justice – Nessuno è innocente diventa così la triste storia di un riscatto impossibile. Denzel Washington, nel ruolo di Roman J. Israel è quasi irriconoscibile: goffo, appesantito, irrimediabilmente buffo nelle sue mise démodé. Peccato che il film si riveli presto debole: privo di una trama davvero convincente, questa volta Dan Gilroy lascia tutto il peso del film sulle spalle del protagonista. E benché si tratti di un gigante della Storia del cinema americano, non basta a salvare una sceneggiatura superficiale (e una grande occasione mancata).

Restano una splendida colonna sonora Jazz, una Los Angeles luminosa e indifferente, l’ipad e i grossi occhiali di Roman/Denzel Washington, per un film che sembra dedicato solo ai fan più irriducibili del protagonista di Malcolm X (1992), Philadelphia (1993),Training Day (2001) e una incredibile serie di storie, capaci di conservare una forte valenza sociale anche nel contesto del cinema più commerciale.

Per rivedere Denzel Washington al suo massimo splendore, non resta forse che aspettare il sequel di The Equalizer – Il vendicatore, adattamento della serie cult anni ’80 Un giustiziere a New York.

#EndofJustice è in sala da Giovedì 31 Maggio con #WarnerBros

#thelovingmemory

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