ESCOBAR – IL FASCINO DEL MALE. La recensione del film con Javier Bardem e Penelope Cruz

di Fabio Giagnoni

L'8 Maggio Penelope Cruz e Javier Bardem apriranno il Festival di 
Cannes con l'anteprima mondiale di Everybody knows (Todos los saben),
atteso nuovo film di Asghar Farhadi (regista iraniano 2 volte 
premio Oscar con Una separazione e Il cliente). 

La coppia di star (che nella vita reale è felicemente sposata 
da 18 anni) intanto è al cinema con il controverso 
Escobar - Il fascino del male: presentato in anteprima alla 
Mostra del Cinema di Venezia, il film è numero 1 al Box Office.

La recensione del nostro guest editor Fabio Giagnoni.

Pablo Escobar. Anche solo il suo nome è leggenda. E finalmente assistiamo a una elaborazione artistica degna di tanta malvagia magnificenza, tratta da Loving Pablo, hating Escobar, la (auto)biografia della giornalista colombiana Virginia Vallejo, prima sincera e spavalda amante di Pablo, poi spaventata e spietata delatrice di Escobar. A interpretarla con intensità e misura, grazie a circa 800 ore di registrazioni video studiate, è Penélope Cruz, già premio Oscar come migliore attrice non protagonista in Vicky Cristina Barcelona (Woody Allen, 2008), sua precedente collaborazione con il protagonista indiscusso di questo biopic, nonché uno dei produttori, Javier Bardem, altro Oscar per Non è un paese per vecchi. I due grandi attori spagnoli hanno girato altri due film insieme: The counselor (Ridley Scott, 2013) e Prosciutto, prosciutto (Bigas Luna, 1992), questa contiguità di lungo corso permette a Bardem di elogiare così la collega: “Ci sfidiamo sempre l’un l’altro ad andare più lontano, più in profondità. Sappiamo come relazionarci tra noi e sperimentare cose diverse. Quella fiducia che abbiamo l’uno nell’altra è una cosa grandiosa”. Se al duo aggiungiamo il pluripremiato regista e sceneggiatore Fernando León de Aranoa, iberico anche lui e amico di Bardem col quale esordì ne I lunedì al sole e che l’ha coinvolto nel progetto, otteniamo una miscela esplosiva: il lungometraggio ha quel ritmo, quel brio e quella ferocia che lo rende opera pregna, attendibile, all’altezza di rappresentare il criminale più ricco della storia. Il suo patrimonio sporco di sangue fu stimato, nei primi anni ’90, attorno ai 30 miliardi di dollari americani, oggi sarebbero quasi il doppio. E proprio dalla sua spropositata opulenza parte la cronista d’assalto (è proprio il caso di dirlo!), le origini di tanta fortuna ancora non erano ancora risapute in pubblico e il boss passava per essere un imprenditore parvenu in ascesa. La facilità con cui la Vallejo si lascia scivolare in questo mondo d’oro, di neve e di sangue, assieme a particolari inquietanti e brutali – quali le taglie diffuse e pagate nelle baraccopoli sulla testa delle guardie a seconda del loro grado, riconoscibile dal distintivo strappato dal cadavere, all’assassinio del ministro della giustizia la cui colpa fu cercare di minare la carriera politica del mammasantissima colombiano, riuscito a farsi plebiscitariamente eleggere parlamentare (la scena delle cravatte è spassosissima), – fa comprendere allo spettatore europeo la profondità della corruzione delle repubbliche delle banane e gli orrori che ne conseguono. Circa 3000 morti pesano su questa vicenda, conclusasi solo con l’uccisione della mente dietro la guerra dichiarata a due stati, il suo e gli USA, vera fonte della forza finanziaria dei cartelli sudamericani: è stato calcolato che all’apice della sua diffusione, la cocaina di Escobar copriva circa l’80% del consumo a stelle e strisce. Strisce soprattutto. A proposito del rapporto fra le due nazioni, Escobar è la naturale prosecuzione di Blow, altro biopic del 2001 in cui il pluripremiato Oscar Johnny Depp interpreta George Jung. Nome sconosciuto ai più, egli fu la testa di ponte del Re della cocaina negli Stati Uniti appunto, ma mentre Blow scandaglia la miseria dei tradimenti e le pazze, patinate feste hollywoodiane, Escobar lo surclassa in violenza, verità, miseria e paura. Sì perché alla P di Pablo sono associate soprattutto Povertà, in grado di rendere chiunque un cieco esecutore a basso costo, e Paura, onnipresente e necessaria per ottenere omertà e riverenza necessarie a tenere in piedi qualsiasi impero criminale. Pablo teneva prigionieri numerosi animali esotici nella sua immensa tenuta, il suo preferito era l’ippopotamo, gli ricordava se stesso, lento, massiccio e inesorabile. “Vederlo nel suo habitat naturale crea dipendenza”, commenta la sua amante giornalista che gli insegnò come parlare in pubblico e ne registrò le gesta. Dell’ippopotamo il boss aveva anche la stazza e qui ammiriamo gli sforzi anche fisici dell’altrimenti atletico Bardem, ingrassato a dismisura e ridicolo in quella scena in cui scappa nudo in mezzo alla foresta dagli elicotteri dell’esercito che lo inseguono. L’attore afferma di aver lavorato molto anche sul tono della voce e sugli sguardi che, a giudicare dalle foto d’archivio, gli riescono addirittura più truci.  Terrorizzante come la bara fatta pervenire ai cancelli della villa di un giudice non connivente, infartato a quella lugubre vista, “Il terrorismo è la bomba atomica dei poveri”: si difende il Re della cocaina, mentre fa squartare con la motosega i suoi compagni di una vita alla prima mancanza di rispetto. “Così mi spezzi il cuore”, ruggisce l’Ippopotamo mentre si massaggia la pancia, comica replica alle prime minacce della Vallejo di cantarsela coi federali, fatto che contribuirà in seguito a porre fine al suo regno. E fra “Ahi, Maria!” (la moglie o la Vergine?) e “Malparido/a!” (insulto traducibile letteralmente come “malnato”, ma più pesante) ripetuti folkloristicamente da quelle labbra abituate a dare solo ordini, si srotola la vicenda di questo personaggio inquietante e affascinante allo stesso tempo, che riuscì a divenire il settimo magnate più ricco del mondo e su cui è stato detto e scritto moltissimo. Ma ascoltiamo anche l’opinione del suo interprete: “Uno dei temi su cui abbiamo lavorato è il significato della parola abbastanza. C’è un limite al voler raggiungere un certo livello? Al voler avere sempre di più, voler essere migliori, più grandi, più forti? Cosa scaturisce nella mente di una persona quando non ne ha mai abbastanza? Niente era mai abbastanza per Pablo. Escobar voleva sempre di più, e aveva tutte le risorse e gli strumenti per diventare più forte, più potente. E questo può portare a distruggere la mente di una persona”.

Fu una chiamata di troppo ai figli, cui teneva moltissimo, che ne decreterà la sconfitta: anche in quel caso fu lui a decidere.

DARK NIGHT di Tim Sutton. La recensione di Fabio Giagnoni

#1Marzo
Nuovo guest editor per THE LOVING MEMORY è FABIO GIAGNONI*

Questa la sua recensione di DARK NIGHT, il film di Tim Sutton 
dedicato al "Massacro di Aurora", in sala da oggi:
"Una pellicola straniante in cui il mostro delle sparatorie 
di massa è il vuoto nella vita degli adolescenti americani."

 

Il sonno della ragione genera mostri.

Questa celebre citazione, titolo dell’acquaforte di Goya n. 43 della serie “I capricci”, sembra incubare la nascita di tutti gli stragisti americani che periodicamente da decenni riempiono le pagine di nera dei giornali di mezzo mondo. Capricciosi appunto, come il giovane pistolero di questa pellicola, un bambinone viziato dallo sguardo assente, o ideologizzati, ma quasi sempre maschi bianchi con problemi mentali: queste schegge impazzite di una società in cui o sei un vincente o non vali niente rappresentano una delle più grandi ferite aperte del Paese che non si rimarginerà finché non verrà approvata una legge seria sul controllo delle armi, cui la lobby dei produttori, La National Rifle Association, strenuamente sempre si è opposta, aprendo solo sotto l’amministrazione Trump a marginali limitazioni finalizzate a riabilitare la sua immagine. Immagine che negli anni s’è fatta sempre più dark: lugubre, dato che i suoi membri si riunivano nei luoghi di ogni massacro per benedire l’uso dei loro amati fucili, superati in cattivo gusto solo dall’attuale presidente, che vuole armare anche gli insegnanti.

Dark night”, la notte oscura, perpetua, in cui ogni tanto qualche sonnambulo obnubilato apre il fuoco. E poco importa che accada nell’ennesima scuola, a un concerto o, caso da cui prende le mosse questa specie di documentario dell’orrore, nel cinema di una cittadina del Colorado, durante la proiezione dell’episodio “The dark knight rises” (“Dark knight” si pronuncia senza la k), di Batman, un altro “Cavaliere oscuro” nascosto dietro una maschera che si erge a farsi giustizia da sé.

Tim Sutton ha girato il tutto in poco più di due settimane. Si percepisce quest’ansia di arrivare allo scioglimento finale, che nonostante sia il centro e la causa efficiente dell’opera neanche è rappresentato, ma solo accennato, tragedia etimologicamente oscena: all’esterno dalle scene, prodotto degli schemi atomizzanti in cui sono bloccati i giovani personaggi, adolescenti isolati per scelta, per paura o per forza, come se i proiettili e il sangue possano essere l’unico punto di contatto nell’ambiente sociale a stelle e strisce, intriso di egoismo, ambizione, violenza. Quindi, mentre la scena finale che coincide con il cuore dell’opera non esiste, quella iniziale è un canto di dolore, colonna sonora di tutto il film, di una prefica addolorata ma anche come addormentata, ipnotizzata, sedata dalla ricorrenza di questi bagni di sangue senza un perché.

L’America tutta è sotto i riflettori, ben rappresentata da una ragazzina sovrappeso e miope che prende il sole dentro una piscina in una villa circondata da filo spinato: immensi spazi vuoti resi ancora più desolati dalle nenie lamentose di Maica Armata che canta soavemente “moriresti?”, sirena attraente, sibilla fatale e al contempo miglior ruolo femminile del film, particolarmente toccante quando la sua voce apotropaica nel famoso verso “please don’t take my sunshine away” fa ritirare la canna di un M16 già puntato inconsapevolmente su di lei.

Vuoto degli spazi comuni, piscine parcheggi strade, vuoto culturale nella società dell’apparenza, vuoto emotivo dei bulli a scuola e dei reduci traumatizzati, vuoto dei selfie che sostituiscono la personalità, vuoto della vita solo virtuale degli sparatutto e degli smartphone, vuoto dei giovani che non trovano un senso da dare alle loro vite, tra tinte sgargianti, piercing, trasgressioni di gruppo poco trasgressive, vaghi riti di passaggio, come inalare la nicotina del vaporizzatore che “sa di candele” o passare le giornate a fare acrobazie sugli skate per non collezionare armi d’assalto che prima o poi incutono la tentazione d’essere usate, vuoto negli occhi gelidi del “bambino” assassino, milked under Reagan, un latte amaro che puntualmente viene rigettato insieme a urla e munizioni.

Il vuoto è il vero protagonista di questo docufilm dell’orrore, che è esso stesso un vuoto, horror vacui, la paura più antica, quella dell’ignoto, resa perfettamente nelle parole tentennanti del giovane videogiocatore iperprotetto da una madre che lo ha posto su un altarino, condannandolo a domiciliari aurei autoindotti, spaventato dalle creature supposte letali di cui pullula il bosco (simbolo di quel fuori che è la vita reale), quando la morte velenosa, inaspettata, si nasconde tra noi, è l’ossessione dei suoi compagni di banco silenziosi e assenti.

dark night 3

 

“Non vuoi che gli altri siano contro di te quando stai crescendo: distrugge la tua personalità”, a queste parole segue il pazzo allo specchio mentre indossa varie maschere da mostro e infine quella da Batman (realmente ritrovata in casa del 24enne pluriomicida), il supereroe nero nella buia notte della mente che miete morti.

L’America è una vecchia signora ripiegata su se stessa che un cancro al cervello ha privato della testa.

 

*FABIO GIAGNONI: Scrittore e cinefilo per passione, pirata 
criptovalutario per deontologia, apocalittico fino al midollo.

 

 

#MyFrenchFilmFestival. La recensione di UN MATRIMONIO di Stephan Streker

UN MATRIMONIO (NOCES) di Stephan Streker

La recensione del film in concorso per My French Film Festival

di Marta Zoe Poretti

Dal 19 Gennaio al 19 Febbraio 2018 torna per la sua ottava edizione 
MY FRENCH FILM FESTIVAL: un festival dal concept inedito, che si 
svolge solo ed esclusivamente on-line, creato per valorizzare e 
promuovere nel mondo il cinema francese di produzione indipendente. 
A disposizione degli spettatori di ben 90 paesi ci sono 
10 film e 10 cortometraggi, più svariate altre proposte nelle 
sezioni fuori concorso. Naturalmente è possibile votare, 
eleggendo come ogni anno il film vincitore del “Premio Lacoste 
del Pubblico”. 
Altri 2 premi saranno assegnati dalla Giuria della stampa 
internazionale e dalla Giuria dei cineasti 
(presidente per il 2018 il nostro prode Paolo Sorrentino). 

La visione di tutti i cortometraggi è gratuita. 
Per tutti gli altri film in programma, 
è possibile acquistare un singolo titolo in streaming 
o un pacchetto-festival.

Per tutte le altre informazioni rimandiamo al sito: 
www.myfrenchfilmfestival.com

 

Tra i titoli in concorso, The Loving Memory vi segnalo un film drammatico, presentato in anteprima per l’Italia alla Festa del Cinema di Roma 2016:

UN MATRIMONIO (NOCES) di Stephan Streker. 

Il film è ispirato a una storia vera, che nel 2007 ha sconvolto prima il Belgio, poi l’Europa intera, tristemente nota come il “caso Saida”.

Il lungometraggio di Stephan Streker ha il grande pregio di rileggere con sensibilità e tatto, senza facili proclami, una storia che rimanda a uno tra i temi più controversi del nostro tempo: la condizione femminile nella cultura islamica. Una questione che si presta a strumentalizzazioni e scontri feroci, dove a volte si confondono i piani del fondamentalismo, le difficoltà oggettive dell’integrazione, le derive terroriste e la difesa del diritto inderogabile alle libertà individuali.

Stryker è riuscito a realizzare un film che supera i confini nazionali, raccontando con grazia la tragedia di una ragazza pakistana nel conseguimento della maggiore età.

La protagonista di Un Matrimonio (Noces) è Zahira Kazim (Lina El Arabi). I suoi genitori hanno saputo costruire in Belgio una famiglia pakistana moderna: portano il dovuto rispetto alle tradizioni, ma sembrano aperti anche al cambiamento. Il problema è che una piccola deroga alla tradizione per Zahira non è abbastanza. Quando compie 18 anni, si aspetta che le venga lasciata la sua vita in Belgio. Di certo, non prevedeva le terribili conseguenze della sua ribellione.

La premessa lascia poco spazio all’interpretazione: il matrimonio, nella tradizione pakistana, è l’evento più importante della vita sociale.

Si tratta di un dato incontrovertibile, fuori da qualunque discussione. Il candidato è scelto dalla famiglia della sposa, ed è quasi sempre selezionato tra i cugini di primo grado, proprio per scongiurare eventuali problemi. Tutti sperano che la coppia possa effettivamente vivere felice. Non esiste nessuna preclusione verso i sentimenti, ma non sarà mai un fatto personale. Tutto questo avviene al compimento del diciottesimo anno d’età: le preferenze della sposa non hanno alcun valore, se comparate all’onore e il buon nome di una intera famiglia.

Quando il film inizia, vediamo che Zahira ha un ottimo con i suo genitori, soprattutto con suo fratello (interpretati da Lina El Arabi, Babak Karimi e Sébastien Houbani). Quando ha fatto un grosso sbaglio, ha ottenuto più sostegno e comprensione di quanto avvenga in moltre famiglie occidentali. La ragazza è libera di scegliere quando e come indossare il velo. Con la stessa disinvoltura può trasgredire il coprifuoco, andare in discoteca, ma non può assolutamente innamorarsi di un ragazzo belga. Rifiutare il matrimonio in Pakistan: questo significa distruggere ogni cosa.

Un Matrimonio è un film dalla dimensione privata. Come nella vera storia di Saida, tutte le domande restano senza risposta, il dialogo diventa sordo e le speranze cedono il passo a una tragedia annunciata. Il dramma diretto da Streker è misurato, privo di retorica, soprattutto, lascia spazio e rilievo alle ragioni di tutti. Zahira da un lato, al polo opposto i genitori, e al centro, condannato all’impossibile figura del mediatore, suo fratello Amir. Il conflitto è rappresentato interamente dai personaggi: le inquadrature ravvicinate dei loro volti sembrano scavare nella verità delle emozioni, affidate sempre più agli occhi, mentre le parole si fanno inutili.

“Voi sapete tutto, avete tutto, avete ragione su tutto e noi siamo i pazzi.”

Questa la risposta e la verità del padre, interprete di una frattura che sembra immune alla ragione e al tempo, come quella tra l’antica cultura pakistana e il paese d’accoglienza.

Un Matrimonio di Stephen Stryker è uno dei 10 lungometraggi in concorso per My French Film Festival.

Per la visione in streaming visitate il sito www.myfrenchfilmfestival.com

 

#thelovingmemory

#myfrenchfilmfestival

 

#GoldenGlobes2018 : tutti i premi per cinema e serie tv. Trionfano Tre Manifesti a Ebbing, Missouri e Big Little Lies

GOLDEN GLOBES 2018 : IL CINEMA

MIGLIOR FILM DRAMMATICO

Tre manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIOR FILM COMMEDIA O MUSICALE

Lady Bird

MIGLIOR REGISTA

Guillermo Del Toro, The Shape Of Water

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO

Frances McDormand, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO

Gary Oldman, L’ora più buia

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE

Saoirse Ronan, Lady Bird

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM COMMEDIA O MUSICALE

James Franco, The Disaster Artist

MIGLIOR FILM STRANIERO

Oltre la notte (In the fade) di Fatih Akin

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA

Allison Janney, I, Tonya

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Sam Rockwell, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIORE SCENEGGIATURA

Martin McDonagh – Tre manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE

Alexander Desplat – The Shape of Water

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE

“This Is Me”, The Greatest Showman

 

the shape of water
the shape of water

GOLDEN GLOBES 2018: LE SERIE

MIGLIOR SERIE DRAMMATICA

The Handmaid’s Tale

MIGLIOR SERIE COMMEDIA o MUSICALE

The Marvelous Mrs. Maisel

MIGLIOR FILM TV O MINI SERIE

Big Little Lies

MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE TV DRAMMATICA

Elisabeth Moss – The handmaid’s tale

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE TV DRAMMATICA

Laura Dern – Big Little Lies

MIGLIOR ATTRICE IN UNA MINISERIE

Nicole Kidman – Big Little Lies

MIGLIOR ATTRICE IN UNA SERIE TV COMMEDIA

Rachel Brosnahan – The Marvelous Mrs. Maisel

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE TV DRAMMATICA

Sterling K. Brown – This is us

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE TV COMMEDIA O MUSICALE

Aziz Ansari – Master of None

MIGLIOR ATTORE IN UNA MINISERIE

Ewan McGregor – Fargo

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA MINISERIE

Alexander Skarsgard – Big Little Lies

Marta Zoe Poretti

#thelovingmemory

#Weekend al #Cinema: #ThePlace di #PaoloGenovese

WEEKEND al CINEMA. Dal 9 Novembre in sala anche The place : il nuovo film di PAOLO GENOVESE.

Se Perfetti Sconosciuti aveva conquistato in modo trasversale pubblico e stampa (anche internazionale), THE PLACE (presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma) ha invece diviso nettamente in due la critica. Adattamento dell’omonima serie, #ThePlace è un’opera dalla chiara impronta statunitense, che si inserisce nella grande tradizione del film corale e del #multileveldrama (dal maestro Robert Altman al più giovane Paul Thomas Anderson).
Il suggerimento di The Loving Memory è valutare di persona questo film dallo script impeccabile, recitato da un cast che raccoglie alcuni dei più grandi talenti della nostra generazione : Valerio MastandreaMarco GialliniVinicio MarchioniAlba Rohrwacher e molti altri ancora.

Questo il #Trailer ufficiale:

The Place è presentato da Medusa Film, Lotus Production e Leone Film Group

 

#thelovingmemory ❤ #RomaFF12

Marta Zoe Poretti

 

(*si ringrazia per l’immagine Roma Film Fest e Fondazione Cinema per Roma)

#RFF12 #RomaFilmFestival: arriva LOGAN LUCKY di STEVEN #SODERBERGH

Festa del Cinema di Roma
#1Novembre con STEVEN SODERBERGH
L’autore della saga Ocean’s Eleven (2001-2007), di Erin Brokovitch – Forte come la verità (2000) ma anche di quella meraviglia che è Sesso, bugie e videotape (1989) ha scelto il #RomaFilmFest per l’anteprima italiana del suo nuovo film: LOGAN LUCKY.

Come da tradizione la storia di una rapina e la sua rocambolesca progettazione è affidata  a un cast d’eccezione: Adam Driver (protagonista della serie HBO Girls, quindi di Star Wars – Il risveglio della forza), Channing Tatum (attore-feticcio di Soderbergh, da Knokout a Magic Mike), uno splendido James Bond in versione bionda ossigenata, alias Daniel Craig; e tutti gli altri essenziali interpreti di un racconto corale, dove nessun personaggio è secondario.

LOgan LUcky (poster)
#MZP ❤ #RFF12

(*immagine da PINTEREST)

#30Ottobre #RFF12 Festa del Cinema di Roma. Stronger, Jake Gyllenhal, The Party e Nanni Moretti. Il diario continua

Ricomincia in grande stile la settimana alla FESTA DEL CINEMA DI ROMA

Il programma per Lunedì 30 Ottobre all’ Auditorium-Parco della Musica è così ricco che l’unica difficoltà, eventualmente, è fare una scelta.

Alle 15:00 troverete una nuova replica di STRONGER con JAKE GYLLENHAAL. Protagonista indmenticabile di Donnie Darko (2001), Nightcrawler (2014), Animali Notturni di Tom Ford (2016) e un nutrito numero di altri film di culto, premio Oscar per I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee (2005),  Jake Gyllenhaal ha incontrato il pubblico del Roma Film Fest questa Domenica.

Con la sua proverbiale nonchalance presentava in anteprima STRONGER (regia di David Gordon Green): un’opera d’importanza cruciale per la sua carriera. Jake Gyllenhall, infatti, non è solo il protagonista, ma anche il produttore di questo film drammatico, ispirato da una storia realmente accaduta.

Anche il vero JEFF BAUMAN sedeva in platea nella Sala Petrassi. Il 15 Aprile del 2013 il ragazzo correva la MARATONA DI BOSTON, quando rimase vittima di un attentato. Al risveglio in ospedale ha dovuto inventare una vita completamente nuova, che non prevede più la presenza delle gambe.

Quello di Jake Gyllenhall è un film che parla senza ipocrisia di un elemento cruciale nella retorica americana: la definizione di EROE, insieme al clamore orchestrato dai Media, non erano in sintonia col carattere di Jeff Bauman. Nei primi mesi, al contrario, Bauman ha vissuto con disagio estremo la notorietà, le interviste e la fitta agenda di eventi legata a questa celebrità improvvisa: diventare un simbolo dell’orgoglio nazionale, della lotta al terrorismo, esattamente come rimanere senza gambe, non rientravano tra i piani di Jeff per la sua vita. 

Stronger è l’adattamento onesto, fedele e concreto della biografia di Jeff Bauman. Un film che regala una vasta gamma di forti emozioni, attraversando il rapporto di Jeff con il dolore, la mutilazione, la sua rabbia; ma anche le difficoltà e l’amore della sua famiglia, soprattutto della fidanzata che quel giorno correva la stessa Maratona, ma è rimasta illesa. 

Alla Festa del Cinema di Roma, Lunedì 30 Ottobre alle 15:00, troverete anche una nuova replica di THE PARTY (A COMEDY OF TRAGIC PROPORTIONS):perfetto esemplare di humour noir e cinematografia inglese, firmato da SALLY POTTER.

La Festa del cinema di Roma è fatta di grandi anteprime, selezionate dal meglio del panorama cinematografico internazionale, ma anche della serie degli INCONTRI RAVVICINATI. 

Alle ore 21:00 è atteso un imperdibile, storico racconto di una vita di cinema: NANNI MORETTI riceve il PREMIO ALLA CARRIERA.

Nanni Moretti: #backstage dal set di Ecce Bombo (1977)

Avremo occasione di sentire i suoi racconti di spettatore, attore, produttore e soprattutto esercente. Il Cinema Nuovo Sacher di Trastevere rappresenta infatti uno degli impegni più importanti per la carriera e la vita del cineasta romano.

Nel 2001 era proprio Moretti a presentare al Nuovo Sacher L’UOMO IN PIU’: primo lungometraggio del giovane Sorrentino. In quelle notti di Luglio a Roma, la storica rassegna BIMBI BELLI introduceva dei ragazzi davvero promettenti: Matteo Garrone, Marco Simon Puccioni e molti altri. Quanto a Sorrentino: il suo primo film era desinato ad arrivare a breve alla Mostra del Cinema Venezia. Il resto è storia.

Per rivedere insieme Nanni Moretti in tutto il suo splendore, appuntamento questa sera alla Festa del Cinema di Roma.

 

Marta Zoe Poretti

#MZP ❤ #RFF12

 

#29Ottobre. David Lynch

LYNCH abstractions

“La via è piena di astrazioni, e l’unico modo per comprenderla è passare attraverso l’intuizione.”

DAVID LYNCH

 

#buonadomenica

#mzp #thelovingmemory

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