#Natale #Noir: su #TheLovingMemory una retrospettiva di genere, firmata dal regista Edward Cutarella.

Per la settimana di Natale THE LOVING MEMORY si veste a festa,
scegliendo luci ed ombre del genere NOIR.

Scoprite il prezioso approfondimento sul genere firmato da 
EDWARD CUTARELLA, regista americano, abruzzese d'adozione, 
attualmente impegnato sul set del suo nuovo cortometraggio.

Dopo questa prima, fondamentale INTRODUZIONE, la retrospettiva sul 
Noir prosegue in 3 differenti puntate, presentando 3 film 
illuminanti, se pure sconosciuti al grande pubblico.

 

Il Noir è un genere cinematografico che trova il suo apice negli Stati Uniti degli anni ’40 e ‘50.

Trovare una definizione adeguata a questo stile non è semplice, visto che il Noir non ha regole né impostazioni ben precise, e prende in prestito elementi tipici del giallo e dai romanzi hard-boiled. Dal punto di vista stilistico, il genere si distingue per l’elevato contrasto del bianco e nero (rappresentazione dell’eterna lotta fra il bene e il male) e per la ricerca di inquadrature non convenzionali.

In ogni caso, un tipico film noir possiede 5 elementi caratteristici che lo contraddistinguono:

  • l’oniricità
  • la stranezza
  • l’erotismo
  • l’ambivalenza
  • la crudeltà

Per il resto, il genere non impone particolari limiti dal punto di vista narrativo: molti film noir sono ambienti in grandi città, altri in centri più piccoli o rurali.  Anche i protagonisti possono essere i più vari: oltre al classico detective troveremo giornalisti, gangster, poliziotti o semplici uomini comuni, immancabilmente ritratti quando si trovano nel posto sbagliato, al momento sbagliato.

Più che per i dettami precisi, il Noir si definisce quindi per la sua atmosfera unica e particolare. Nelle parole del critico Eddie Muller : “se in un film un detective va ad indagare su un caso di infedeltà matrimoniale e nel mentre risolve anche un paio di omicidi allora parliamo di giallo, ma se questo nostro detective va ad indagare su un caso di infedeltà matrimoniale e durane le indagini si innamora di questa donna, uccide suo marito per lei, e poi viene ucciso lui stesso dall’amante di lei, allora in questo caso parliamo definitivamente di film noir.”

Per chi fosse interessato ad approfondire il genere Noir ho scelto 3 film, essenziali per iniziare un percorso di scoperta:

1* IL DIRITTO DI UCCIDERE (In a Lonely Place) di Nicholas Ray (USA 1950); con Humphrey Bogart e Gloria Grahame.

2* D.O.A. (Due ore ancora) di Rudolph Maté (USA 1949); con Edmond ‘O Brien.

3* LE CATENE DELLA COLPA (Out of Time) di Jaques Tourneur (USA 1947); con Robert Mitchum, Kirk Douglas e Jane Greer.

 

 

EDWARD CUTARELLA

#thelovingmemory

#filmlovers #cinemalovers #noir

#31Ottobre: STRANGER THINGS 2 secondo Valerio Alberti

VALERIO ALBERTI* è il primo GUEST EDITOR di THE LOVING MEMORY

Questa la sua recensione di STRANGER THINGS 2

Con la prima stagione di Stranger Things i Duffer Brothers erano già riusciti in un piccolo miracolo: mi avevano fatto provare nostalgia per gli anni ‘80. Essendo figlio della disillusione che ha caratterizzato i ‘90 ho sempre vissuto il glitter, le giacche con le spalline, i sintetizzatori e la spensierata voglia di divertirsi tipici del decennio precedente con imbarazzato fastidio. I Duffer però avevano fatto rivivere in me l’emozione della mattina dopo aver visto I Goonies: quando a ricreazione nel cortile della scuola se ne rivivevano le avventure, ed un castello di legno con gli scivoli di lamiera si trasformava nel galeone di Willy l’Orbo.

Se ci sono riusciti é grazie alla chiara percezione che è quella stessa emozione è la base della stagione d’esordio: Stranger Things non aveva lo spirito di una serie del 2016 ambientata negli anni ‘80, al contrario, quello di un’avventura vissuta negli anni ’80, raccontata nel 2016, senza che quello spirito vada perduto.

La coincidenza del lancio della seconda stagione con un viaggio di mia moglie mi ha offerto l’opportunità di una lunga maratona, nella quale ho deciso di rivedere anche gli episodi dell’anno scorso: è stata una scelta felice perché la narrazione – a 351 giorni di distanza e con alcuni flashback – riprende con naturalezza tutto quanto era già raccontato. Nella nuova stagione, ogni evento significativo dell’anno precedente, dal più marginale al più drammatico, ha conseguenze dirette sulla vita dei personaggi. Quando la serie apre nuovi percorsi narrativi lo fa sempre in modo coerente, sia sul piano degli intrecci narrativi, quanto per lo sviluppo personale di personaggi. Questo comporta una grande differenza rispetto alla prima stagione di Stringer Things: la storia è molto più frammentata, e forse nella gestione di tanti elementi sta l’unico vero difetto che ho riscontrato. A metà stagione si avverte un senso di confusione che, volendo, può anche essere considerato in linea con quanto succede nella storia, ma certo rende più faticoso seguirla. Va comunque sottolineato che in questa confusione nulla si perde e ogni linea narrativa viene chiusa in modo chiaro e soddisfacente.

La messa in scena rimane quella, eccezionale, della prima stagione: l’intera serie è un meraviglioso compendio di tutto quanto c’è di buono nella cultura Nerd e Pop del periodo, con frequentissimi omaggi, suggeriti o diretti, a capisaldi come  Ghostbusters e Gremlins, ma anche al meglio del genere Horror; i riferimenti vanno dal videogioco Silent Hill (a sua volta ispirato al film Jacob’s Ladder, tradotto malamente in italiano come Allucinazione Perversa), a IT di Stephen King, per arrivare a The Exorcist e fino al Pantheon di Howard Phillips Lovecraft.

In Stranger Things 2 personaggi vecchi e nuovi sono tutti ben caratterizzati, hanno uno sviluppo credibile: sebbene si giochi con degli stereotipi la serie non scade mai nella banalità dei cliché. Gli interpreti poi sono sempre più che all’altezza. In particolare sento di fare un plauso a Sean Astin (ovvero il nuovo personaggio di Bob Newby): anche nel nostro decennio l’attore ci regala un’interpretazione memorabile.

(“I Goonies non dicono mai la parola morte!”. Non posso portare l’Anello per Voi, ma posso portare Voi!” …. e a questo punto non faccio SPOILER, ma vi garantisco che anche stavolta CE N’E’)

La colonna sonora, sia per musiche e sonorità originali, sia per i meravigliosi pezzi d’epoca (The Clash, The Police e Cindy Lauper, solo per nominarne alcuni), contribuisce a creare quel meraviglioso effetto nostalgia in tutti noi che abbiamo vissuto quegli anni; mentre i più giovani avranno modo di conoscere autentiche pietre miliari nella storia del Rock (e oltre).

La sigla poi ha avuto su di me lo stesso effetto di quella di Game of Thrones: su 17 episodi consecutivi guardati non ho mai avuto la tentazione di saltarla.

La seconda stagione di Strager Things, ancor più della precedente,  veicola un messaggio che di questi tempi è quantomeno rivoluzionario: ogni atto d’amore, anche quello più insensato, rischioso o che qualcuno consideri contro natura, porta il bene per tutti.

Sarebbe bello che di messaggi come questo se ne sentissero più spesso. Mi sento, in conclusione, di promuovere questa seconda stagione senza riserve, sperando che anche per la prossima, già in lavorazione, riescano a mantenere lo stesso livello di eccellenza.

Stranger Things 2.  IT ONLY GETS STRANGER

* LA BIO DI VALERIO ALBERTI

“Nato a cavallo tra la generazione X e la Y mi trovo perfettamente a mio agio con un libro come con un casco per la realtà virtuale o con un pennello come con una tavoletta grafica. Cinefilo fin da quando mia madre a 3 anni mi portò a vedere La febbre del sabato sera ed ero convinto che gli attori e le scenografie fossero fisicamente dietro lo schermo. Insaziabile divoratore di narrazioni prima o poi mi capiterà di rigurgitare qualcosa, nel frattempo dipingo e scolpisco.”

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