#Suspiria : la recensione del film di Luca Guadagnino, in anteprima a #Venezia75

di Marta Zoe Poretti

*recensione pubblicata anche su L’indiependente

Sullo sfondo di un cielo in tempesta, Luca Guadagnino, Thom Yorke, Tilda Swinton e Dakota Johnson sbarcano il primo Settembre alla 75. Mostra del Cinema di Venezia. Il film in anteprima è forse il più atteso dell’intera edizione del Festival: Suspiria, remake del classico di Dario Argento.

Solo alle proiezioni del mattino, erano migliaia i giornalisti e i rappresentanti delle industrie cinematografiche internazionali, in coda per assistere a quello che, per molti versi, è un evento storico. Negli annali della Mostra, non si ricorda un film di genere Horror che abbia mai suscitato tanto clamore.

Fin dai titoli di testa, la nuova Suspiria si presenta come un racconto in 6 atti e un prologo. La grafica rimanda esplicitamente alle avanguardie tedesche della fine degli anni ’70. Scopriremo così che il film, per quanto riprenda fedelmente la struttura tracciata da Dario Argento e Daria Nicolodi, non è ambientato a Friburgo, ma nella Berlino divisa del 1977.

Non si tratta di un dettaglio marginale: l’ambientazione berlinese rappresenta un’autentica linea narrativa, del tutto originale, che cambia subito la nostra prospettiva.

Dopo pochi minuti, la definizione “remake” si rivela già povera e riduttiva.

Quella di Luca Guadagnino è una rilettura complessa, che guarda alla sceneggiatura del ’77 con evidenti amore e devozione. Eppure, di quello script sembra prendere il cuore, per farlo esplodere in un racconto corale, con implicazioni e sfumature innumerevoli. La componente esoterica è solo uno tra i molti volti della paura. Quella che terrorizza, nella nuova Suspiria di Guadagnino, è la parte ferale della natura umana: istinto, desiderio, volontà di sopravvivenza.

Non sono banalmente il bene e il male le forze che si scontrano nella nuova Suspiria. Se la scuola di danza di Dario Argento era una cattedrale immersa nel nulla, estranea alla realtà e alla vita, il nuovo edificio della Compagnia di danza Markos è permeato dal mondo e dalla Storia. Dalla nascita del femminismo agli attentati della Banda Baaden-Meinhof, l’eco della Seconda Guerra Mondiale resta sempre presente, come una ferita aperta, mai cauterizzata. Il personaggio dello psichiatra Litz Ebersdorf (a voi il piacere di scoprire l’interprete) è il simbolo vivente di quella memoria e i suoi demoni. Così come la celebre coreografa Madame Le Blanc (Tilda Swinton) rappresenta le tensioni violente dell’Arte contemporanea (la cui missione è “rompere il naso alla bellezza”).

L’avventura di Suspiria era e resta semplice: una giovane danzatrice, fuggita dalla provincia dell’Ohio, entra nella compagnia diretta da Madame De Blanc, determinata a realizzare i suoi sogni. Con il suo incredibile talento, conquista subito un ruolo di primo piano. Ma nella compagnia, nel dormitorio e nell’animo delle vecchie maestre di ballo, si agitano forze e segreti indicibili.

Seguendo le stesse dichiarazioni di Guadagnino, al centro di Suspiria c’è la maternità: desacralizzata, spogliata dell’aura cristiana, mostrata nei suoi recessi più feroci.

Negli incubi della protagonista Susie Bannion (Dakota Johnson), vedremo una citazione esplicita di Francesca Woodman: fotografa che oggi conosciamo come una tra le artiste più influenti del suo tempo, morta suicida nel 1980, a soli 23 anni.

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Tra le righe, non è difficile leggere la sconfitta di un’intera generazione, il caos del presente, che non sa scrivere nuovi paradigmi.

Accompagnate dalla colonna sonora di Thom Yorke (che ha dichiaro di aver composto le musiche come una sequenza di incantesimi) le coreografie, le visioni e il dolore si moltiplicano un capitolo dopo l’altro, per un magnifico film tentacolare, che avvolge lo spettatore fino a togliergli il respiro.

A questo punto, possiamo dire che Suspiria si nega ad ogni  facile giudizio critico.

Certo: non parliamo di un film perfetto, né di un film destinato a convincere tutti. Molti fan irriducibili di Dario Argento troveranno il remake inaccettabile.

La conclusione è il suo grande punto debole: non perché infedele al maestro, ma perché Guadagnino sembra rilanciare la posta, fino a un pay-off impossibile.

Comunque, resta salda una premessa. Dopo il successo internazionale di Chiamami col tuo nome (premio Oscar per la sceneggiatura di James Ivory), con un progetto così controverso, Luca Guadagnino dimostra un coraggio da leoni.

Suspiria divide prima ancora di arrivare in sala: destinato a scontentare chiunque non ami i remake, per non parlare della violenza e dell’etichetta Horror, che esclude automaticamente un’ampia gamma di spettatori.

Tanti avrebbero giocato altre carte, realizzando un inattaccabile film d’autore, abbastanza furbo da consolidare la simpatia di Hollywood.

Fosse solo per questo, non possiamo che consigliarvi di vedere Suspiria.

Un film che, al netto di qualunque considerazione, garantisce il piacere sfrenato di cadere in un incantesimo, orchestrato dai maestri Thom Yorke e Luca Guadagnino.

#thelovingmemory

#Oscar2018. Nessuna sorpresa: vince “la favola per tempi difficili” di Guillermo Del Toro

di Marta Zoe Poretti

Nessuna grande sorpresa (e una certa delusione) alla notte degli Oscar 2018: la giuria degli Academy Awards ha sostanzialmente ricalcato la linea dei Golden Globes e della Hollywood Foreign Press. Guillermo del Toro e La forma dell’acqua hanno portato a casa Miglior Regia e Miglior Film (strappando il titolo a Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin Mc Donagh). Neanche sul versante musicale l’Academy ha scelto di distinguersi premiando la cultura indipendente: niente Oscar per Jonny Greenwood e Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson (il premio va a ancora a La forma dell’acqua e Alexander Desplat) e niente Oscar per Surfjan Stevens, candidato per la Miglior Canzone con Mistery of Love, splendido leimotiv per Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino (al suo posto, l’Oscar va al lezioso Remember Me per Coco, classico successo di marca Disney, premiato anche come Miglior Film d’animazione).

Ecco tutte le statuette assegnate nella notte del 4 Marzo

MIGLIOR FILM

La forma dell’acqua (The Shape of Water) di Guillermo Del Toro

Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino

L’ora più buia (The Darkest Hour) di Joe Wright

Dunkirk di Christopher Nolan

Get Out di Jordan Peele

Lady Bird di Greta Gerwig

Il Filo Nascosto (Phantom Thread) di Paul Thomas Anderson

The Post di Steven Spielberg

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh

 

MIGLIOR REGIA

La forma dell’acqua, Guillermo del Toro

Dunkirk, Christopher Nolan

Get Out, Jordan Peele

Lady Bird, Greta Gerwig

Il Filo Nascosto, Paul Thomas Anderson

 

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

Frances McDormand, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Sally Hawkins, The Shape of Water

Margot Robbie, I, Tonya

Saoirse Ronan, Lady Bird

Meryl Streep, The Post

 

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

Gary Oldman, L’ora più buia

Timothee Chalemet, Chiamami col tuo nome

Daniel Day Lewis, Il Filo Nascosto

Daniel Kaluuya, Get Out

Denzel Washington, Roman J. Israel

 

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

Alison Janney, I, Tonya

Mary J. Blige, Mudbound

Lesley Manville, Il Filo Nascosto

Laurie Metcalf, Lady Bird

Octavia Spencer, The Shape of Water

 

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Sam Rockwell, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Willem Dafoe, The Florida Project

Woody Harrelson, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Richard Jenkins, The Shape of Water

Christopher Plummer, Tutti i soldi del mondo

 

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE

Jordan Peele per Scappa (Get Out)

Emily V. Gordon e Kumail Nanjiani per The Big Sick

Greta Gerwig per Lady Bird

Guillermo del Toro e Vanessa Taylor perThe Shape of Water

Martin McDonagh per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

 

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

James Ivory per Chiamami col tuo nome

Scott Neustadter e Michael H. Weber per The Disaster Artist

Scott Frank, James Mangold e Michael Green per Logan

James Mangold per Molly’s Game

Aaron Sorkin, Virgil Williams e Dee Rees per Mudbound

 

La grande attesa per Luca Guadagnino e Chiamami col tuo nome (l’ultima candidatura italiana agli Oscar risale a vent’anni fa, con La vita è bella di Roberto Benigni) finisce in una magra consolazione. L’unico premio va infatti all’autore della sceneggiatura: James Ivory. A 89 anni il maestro di Camera con vista (1985) e Quel che resta del giorno (1993) vince il suo primo Oscar per l’adattamento del romanzo di André Aciman.

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri vince nelle persone dei suoi incredibili protagonisti: Frances Mc Dormand e Sam Rockwell, incarnazione dell’America profonda e della violenza come unica prospettiva sul mondo.

Il discorso di ringraziamento di Frances Mc Dormand diventa il clou della serata: in una Hollywood impegnata a riconfigurare i suoi standard dopo l’onda d’urto dello scandalo Weinstein, l’attrice ringrazia il marito Joel Cohen e il figlio adottivo Pedro (“2 maschi cresciuti da femministe”) e invita tutte le candidate in sala ad alzarsi in piedi:

«Tutte abbiamo storie da raccontare e progetti da finanziare. Ma non parliamone stasera durante le feste. Chiamateci tra tre, quattro giorni, nei vostri uffici naturalmente. O venite nel nostro, come credete meglio, e vi diremo tutto. Ho due parole prima di lasciarvi stasera, signore e signori: inclusion rider!»

L’inclusion rider è una clausola che può essere inserita in tutti i contratti legati allo spettacolo: prevede che donne, afroamericani e altre etnie vengano equamente rappresentate tra gli attori e il cast tecnico del film.

L’euforia e le risate di Frances Mc Dormand squarciano una cerimonia altrimenti pietrificata nella perfezione del glamour.

La celebrazione della diversità non poteva che spettare a Guillermo del Toro, autore dell’indimenticabile storia d’amore di due creature letteralmente ai margini della società: un mostro acquatico, utilizzato (o meglio torturato) come cavia, e l’inserviente che ogni giorno pulisce il laboratorio (rimasta muta in seguito a un incidente).

«Io sono un immigrato, come molti di voi, e negli ultimi 25 anni ho vissuto in un paese tutto nostro. Una parte è qui, una parte è in Europa, una parte è ovunque. Perché la cosa più importante che fa il nostro settore è cancellare le linee di confine, quando il resto del mondo vorrebbe renderle più profonde. Dovremmo continuare a sentirci così, invece di costruire muri.»

La sua “fairytale for troubled times” (favola per tempi difficili) nonostante le 13 nomination non ha ottenuto la vittoria epocale che molti speravano: ma l’incredibile complessità dell’universo che Del Toro ha saputo costruire non poteva che essere premiata con gli Oscar per il Miglior Film e per il Miglior Regista del panorama internazionale.

A dispetto del cinismo di parte della critica (compresa qualche improbabile accusa di plagio) il regista messicano ha decisamente vinto la sua scommessa: firmare la prima fiaba dove la bella non è così piacente e la bestia non deve trasformarsi per essere amata.

 

Ecco gli altri premi assegnati questa notte a Hollywood:

MIGLIOR FILM STRANIERO

A Fantastic Woman (Una donna fantastica) di Sebastian Lelio (Cile)

The Insult (L’insulto) di Ziad Doueiri (Libano)

Loveless di Andrey Zvyagintsev (Russia)

On Body and Soul (Corpo e anima) di Ildikó Enyedi (Ungheria)

The Square di Ruben Östlund (Svezia)

 

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE

Coco

Baby Boss

Ferdinand

Loving Vincent

The Breadwinner

 

MIGLIOR FOTOGRAFIA

Roger A. Deakins, Blade Runner 2049

Bruno Delbonnel, L’ora più buia

Hoyte van Hoytema, Dunkirk

Rachel Morrison, Mudbound

Dan Laustsen, The Shape of Water

 

MIGLIOR MONTAGGIO

Lee Smith, Dunkirk

Paul Machliss and Jonathan Amos, Baby Driver

Tatiana S. Riegel, I, Tonya

Sidney Wolinsky, The Shape of Water

Jon Gregory, Tre Manifest a Ebbing, Missouri

 

MIGLIOR COLONNA SONORA

Alexandre Desplat, The Shape of Water

Hans Zimmer, Dunkirk

Jonny Greenwood, Il filo nascosto

John Williams, Star Wars : Gli ultimi Jedi

Carter Burwell, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

 

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE

Remember Me, Coco

Mighty River, Mudbound

Mystery of Love, Chiamami col tuo nome

Stand Up For Something, Marshall

This Is Me, The Greatest Showman

 

MIGLIOR SCENOGRAFIA

Paul D. Austerberry, Shane Vieau e Jeff Melvin, La Forma dell’acqua (The Shape of Water)

La Bella e la Bestia

Blade Runner 2049

L’ora Più Buia

Dunkirk

 

MIGLIORI EFFETTI VISIVI

John Nelson, Gerd Nefzer, Paul Lambert e Richard R. Hoover, Blade Runner 2049

Guardiani della Galassia Vol.2

Kong: Skull Island

Star Wars: Gli ultimi Jedi

The War – Il Pianeta delle Scimmie

 

MIGLIOR SONORO

Mark Mangini e Theo Green, Blade Runner 2049

Baby Driver

Dunkirk

The Shape of Water

Star Wars: Gli ultimi Jedi

 

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO

Richard King e Alex Gibson, Dunkirk

Baby Driver

Blade Runner 2049

The Shape of Water

Star Wars: Gli ultimi Jedi

 

MIGLIORI COSTUMI

Mark Bridges, Il filo nascosto

L’ora più buia

La bella e la bestia

La forma dell’acqua

Victoria & Abdul

 

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURE

L’Ora più Buia

Victoria & Abdul

Wonder

 

MIGLIOR DOCUMENTARIO

Icarus di Bryan Fogel e Dan Cogan

Abacus – Small enough to Jail di Steve James, Mark Mitten, Julie Goldman

Faces, Places di Agnès Varda, JR e Rosalie Varda

Last Man In Aleppo di Feras Fayyad, Kareem Abeed, Søren Steen Jespersen

Strong Island di Yance Ford and Joslyn Barnes

 

Gli Oscar delle categorie tecniche riaccendono un meritato spotlight su 2 opere a dir poco avveniristiche sul piano audiovisivo: Dunkirk di Christopher Nolan e Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve.

Grande delusione invece per Il filo nascosto (Phantom Thread) di Paul Thomas Anderson: evidentemente l’Academy non è ancora pronta a celebrare il talento sottile e il linguaggio obliquo, unico e personale di uno tra i più grandi cineasti del nostro tempo. Nonostante le 6 candidature l’unico premio va ai Migliori Costumi e Mark Bridges, collaboratore storico dell’autore di Boogie Nights, Magnolia, Ubriaco d’amore, The Master e Vizio di forma. Sfuma anche il sogno di un ultimo premio per Daniel Day-Lewis, che grazie a PT Anderson e Il petroliere aveva vinto il suo terzo Oscar come Miglior Attore Protagonista. A onor del vero, in questo caso la statuetta era evidentemente destinata a Gary Oldman: il suo Winston Churchill è un esempio di mimesi destinato a fare scuola, mentre il film L’ora più buia ha il grande merito d’illuminare un passaggio essenziale (e poco noto) della Seconda Guerra Mondiale.

Tante nomination e nessun premio anche per “i giovani outsider” dell’edizione numero 90 degli Oscar: eppure, se parliamo di Timothée Chalamet, protagonista di Chiamami col tuo nome e presente anche nel primo lungometraggio scritto e diretto da Greta Gerwig, Lady Bird (in nomination per la Miglior Regia e il Miglior Film), non c’è alcun dubbio che ad Hollywood siano nate delle nuove stelle.

Termina così la più grande festa della cinematografia internazionale.

Quanto all’Italia, non resta che la dura realtà delle elezioni politiche: dalle nostre parti, favole e diversità sembrano destinate a tutt’altra fine.

Oscar2018: Tutte le nomination, i film e gli autori candidati agli Academy Awards

di Marta Zoe Poretti

“90 years of once in a lifetime”

(90 anni di una volta nella vita)

Così il 24 Gennaio si presenta ufficialmente l’edizione 2018 della Notte degli Oscar, mentre in diretta da Hollywood scopriamo le nomination ai premi più ambiti nel mondo del cinema.

Com’era forse prevedibile, lo scenario è quello della Mostra del Cinema di Venezia e soprattutto dei Golden Globes, dove a contendersi i premi nelle categorie principali sono 2 incredibili film: The Shape of Water (La forma dell’acqua) di Guillermo Del Toro e Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh (rispettivamente 13 e 7 nomination).

Segue a ruota il film d’esordio più apprezzato dell’anno: Lady Bird di Greta Gerwig (5 nomination).

Dettaglio non trascurabile: tutti e 3 gli autori sono candidati per la Miglior Regia, la Miglior Sceneggiatura e il Miglior Film. Nel caso della giovane Greta Gerwig, aggiungeremo che è la quinta donna candidata alla Miglior Regia in 90 anni di storia.

Rispetto ai Golden Globes (criticati da parte della stampa per la scarsa obiettività e la natura essenzialmente politica dell’ultima edizione) guadagnano terreno altri 2 film (prima ingiustamente trascurati): Blade Runner 2049, diretto da Denis Villeuve e prodotto da Ridley Scott (grande favorito per Fotografia, Effetti Visivi, Montaggio e Sonoro) e l’ottavo lungometraggio di Paul Thomas Anderson: Phantom Thread (Il filo nascosto).

Per quanto improbabile, non possiamo che sperare nel primo Oscar alla Regia per P.T. Anderson, autore di Boogie Nights, Magnolia, Punch-Drunk Love, Il petroliere e Inherent Vice; in un Oscar per Jonny Greenwood dei Radiohead (autore della Colonna Sonora) o magari per l’ultima interpretazione di Daniel Day-Lewis (che ha già annunciato il suo ritiro dalla scene).

In realtà, l’Oscar per il Miglior Attore sembra promesso a Gary Oldman, trasfigurato in Winston Churchill per The Darkest Hour (L’ora più buia) di Joe Wright (che registra ben 6 nomination).

Si riaccendono le speranze anche per Luca Guadagnino e Call me by your name (Chiamami col tuo nome): il regista italiano e il film scritto da James Ivory (adattamento per il grande schermo il romanzo omonimo di André Aciman) avevano ricevuto 4 nomination anche per i Golden Globes, senza conquistare alcun premio. Chiamami col tuo nome (in uscita in Italia domani, Giovedì 25 Gennaio) può contare su un grande successo di pubblico e critica statunitensi, che hanno particolarmente apprezzato le interpretazioni dei protagonisti (Timothée Chalamet e Armie Hammer) e la singolare sensibilità di Guadagnino nel raccontare la provincia bergamasca degli anni ’80, teatro di una storia d’amore e passione omosessuale.

A Venezia The Shape of Water di Guillermo Del Toro ha vinto il Leone d’Oro per il Miglior Film, mentre McDonagh e Tre Manifesti a Ebbing, Missouri sono stati premiati per la Miglior Sceneggiatura.

I Golden Globes hanno rimescolato le carte: Guillermo Del Toro Miglior Regista, Tre Manifesti Miglior Film (e ancora Best Original Screenplay).

La commedia nera di McDonah ha decisamente prevalso su tutti, grazie alle interpretazioni di Frances McDormand e Sam Rockwell (Migliore Attrice e Miglior Attore Non Protagonista). Per altro, nella categoria “Actor in a supporting role” si contendono il titolo entrambi i co-protagonisti del film: Sam Rockwell e Woody Harrelson (che continua a portare la stella di Sceriffo come nessuno).

In sostanza, The Shape of Water (La forma dell’acqua) e Tre Manifesti a Ebbing, Missouri rappresentano due idee di cinema opposte, ma speculari.

Il primo è un’ammaliante favola sci-fi, un universo parallelo, costruito, illuminato e fotografato per raccontate la storia d’amore di due bellissimi freak; la migliore evoluzione del cinema di Georger Mélies, del viaggio in un sogno ad occhi aperti. Dal lato opposto, Mc Donagh fotografa l’America profonda con crudo realismo, in una ridente cittadina dimenticata da Dio e dagli uomini, persa in una spirale di violenza strisciante, quotidiana, rappresentata da Frances McDormand – una donna che vive solo per il suo progetto di vendetta (ed è tutto tranne una madre coraggio).

Ma non si tratta dell’eterno scontro tra realismo e fiaba: entrambi i film contengono elementi dell’uno e dell’altro, rileggendo generi e strutture, con la stupefacente capacità di sovvertire ogni regola, solo e unicamente in funzione della storia. Non capita spesso di assistere a due opere così fondamentali, capaci di centrare la sintesi di forma e contenuto. Quello di McDonagh è un film di sceneggiatura, centrato sui personaggi, e sull’urgenza di parlare di violenza, e parlarne al presente. Del Toro sceglie invece la strada dello stupore, di una continua invenzione audiovisiva, per una fiaba fuori del tempo, che possiede il realismo magico del Musical e della Fantascienza e mira al cuore di chiunque si senta fuori posto nel mondo. 

Eppure, entrambi i film appartengono alla categoria dei film indispensabili, necessari.

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri è già nelle nostre sale, mentre The Shape of Water sarà distribuito da Fox a partire dal 14 Febbraio.

L’appuntamento con la Notte degli Oscar è per il 4 Marzo 2018.

INTANTO, ECCO TUTTE LE CANDIDATURE I GLI AUTORI IN NOMINATION PER GLI OSCAR 2018:

MIGLIOR FILM

Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino

L’ora più buia (The Darkest Hour) di Joe Wright

Dunkirk di Christopher Nolan

Get Out di Jordan Peele

Lady Bird di Greta Gerwig

Il Filo Nascosto (Phantom Thread) di Paul Thomas Anderson

The Post di Steven Spielberg

The Shape of Water (La forma dell’acqua) di Guillermo Del Toro

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh

 

MIGLIOR REGIA

Dunkirk, Christopher Nolan

Get Out, Jordan Peele

Lady Bird, Greta Gerwig

Il Filo Nascosto, Paul Thomas Anderson

The Shape of Water, Guillermo del Toro

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

Sally Hawkins, The Shape of Water

Frances McDormand, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Margot Robbie, I, Tonya

Saoirse Ronan, Lady Bird

Meryl Streep, The Post

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

Timothee Chalemet, Chiamami col tuo nome

Daniel Day Lewis, Il Filo Nascosto

Daniel Kaluuya, Get Out

Gary Oldman, L’ora più buia

Denzel Washington, Roman J. Israel

 

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

Mary J. Blige, Mudbound

Alison Janney, I, Tonya

Lesley Manville, Il Filo Nascosto

Laurie Metcalf, Lady Bird

Octavia Spencer, The Shape of Water

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Willem Dafoe, The Florida Project

Woody Harrelson, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Richard Jenkins, The Shape of Water

Christopher Plummer, Tutti i soldi del mondo

Sam Rockwell, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE

Emily V. Gordon e Kumail Nanjiani per The Big Sick

Jordan Peele per Get Out

Greta Gerwig per Lady Bird

Guillermo del Toro e Vanessa Taylor perThe Shape of Water

Martin McDonagh per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

James Ivory per Chiamami col tuo nome

Scott Neustadter e Michael H. Weber per The Disaster Artist

Scott Frank, James Mangold e Michael Green per Logan

James Mangold per Molly’s Game

Aaron Sorkin, Virgil Williams e Dee Rees per Mudbound

MIGLIOR FILM STRANIERO

A Fantastic Woman (Una donna fantastica) di Sebastian Lelio (Cile)

The Insult (L’insulto) di Ziad Doueiri (Libano)

Loveless di Andrey Zvyagintsev (Russia)

On Body and Soul (Corpo e anima) di Ildikó Enyedi (Ungheria)

The Square di Ruben Östlund (Svezia)

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE

Baby Boss

Coco

Ferdinand

Loving Vincent

The Breadwinner

MIGLIOR FOTOGRAFIA

Roger A. Deakins, Blade Runner 2049

Bruno Delbonnel, L’ora più buia

Hoyte van Hoytema, Dunkirk

Rachel Morrison, Mudbound

Dan Laustsen, The Shape of Water

MIGLIOR MONTAGGIO

Paul Machliss and Jonathan Amos, Baby Driver

Lee Smith, Dunkirk

Tatiana S. Riegel, I, Tonya

Sidney Wolinsky, The Shape of Water

Jon Gregory, Tre Manifest a Ebbing, Missouri

MIGLIOR COLONNA SONORA

Hans Zimmer, Dunkirk

Jonny Greenwood, Il filo nascosto

Alexandre Desplat, The Shape of Water

John Williams, Star Wars : Gli ultimi Jedi

Carter Burwell, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE

Mighty River, Mudbound

Mystery of Love, Chiamami col tuo nome

Remember Me, Coco

Stand Up For Something, Marshall

This Is Me, The Greatest Showman

MIGLIOR SCENOGRAFIA

La Bella e la Bestia

Blade Runner 2049

L’ora Più Buia

Dunkirk

The Shape of Water

MIGLIORI EFFETTI VISIVI

Blade Runner 2049

Guardiani della Galassia Vol.2

Kong: Skull Island

Star Wars: Gli ultimi Jedi

The War – Il Pianeta delle Scimmie

MIGLIOR SONORO

Julian Slater, Baby Driver

Mark Mangini e Theo Green, Blade Runner 2049

Richard King e Alex Gibson, Dunkirk

Nathan Robitaille e Nelson Ferreira, The Shape of Water

Matthew Wood e Ren Klyce, Star Wars: Gli ultimi Jedi

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO

Baby Driver

Blade Runner 2049

Dunkirk

The Shape of Water

Star Wars: Gli ultimi Jedi

MIGLIORI COSTUMI

Jacqueline Durran, La bella e la bestia

Jacqueline Durran, L’ora più buia

Mark Bridges, Il filo nascosto

Luis Sequeira, The Shape of Water

Consolata Boyle, Victoria & Abdul

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURE

L’Ora più Buia

Victoria & Abdul

Wonder

MIGLIOR DOCUMENTARIO

Abacus – Small enough to Jail di Steve James, Mark Mitten, Julie Goldman

Faces, Places di Agnès Varda, JR e Rosalie Varda

Icarus di Bryan Fogel e Dan Cogan

Last Man In Aleppo di Feras Fayyad, Kareem Abeed, Søren Steen Jespersen

Strong Island di Yance Ford and Joslyn Barnes

 

#MZP

*L’articolo è pubblicato anche sul sito www.lindiependente.it

http://www.lindiependente.it/oscar-2018-nomination/

 

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